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10 domande per capire lo stallo messicano tra salute, sport e business nel calcio italiano

11 Mag 2020 | Racconti

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Sullo stop e ripresa della Serie A e di tutto il comparto del calcio italiano sono stati gettati fiumi d’inchiostro e parole al vento. È vero, ci sono tante priorità più importanti ma questa è in fondo la scusa ufficiale. La nuda verità la sanno tutti: nessuno vuole prendersi la responsabilità di fare la vecchia sul balcone che invece di restituirti il pallone che hai “appeso” te lo buca. Perché in fondo nessuno sembra essere in questo momento in grado di far conciliare le tre tessere di questo puzzle: salute, valori sportivi e business. Uno stallo messicano alle cui spalle ci sono gruppi di interesse che curano esclusivamente il proprio orticello



 
E allora forse non ci resta che sognare. Sognare che qualcuno di veramente preparato abbia una visione mistica – o semplicemente prospettica – ostinandosi a voler vedere soluzioni al di là dei problemi. Tutelando la salute, innanzitutto. Ma conciliando anche i valori dello sport e le necessità economiche delle società che rischiano seriamente di collassare. E con loro anche tutti i piccoli lavoratori dell’indotto.
Sogniamo, dunque, che qualcuno realmente competente possa rispondere a questa lista di domande. Banalità? Provocazioni? Soluzioni più o meno impraticabili? Giudicate voi.
 
1) Perché, anche alla luce dei recenti contagi delle squadre, non far tesoro di altre esperienze europee e aspettare almeno un altro paio di mesi prima di consentire gli allenamenti collettivi alle squadre?
2) Perché non fare una vera preparazione atletica a luglio e riprendere in estate da dove avevamo interrotto, nelle ore serali e, se serve, a porte chiuse?
3) Perché cancellare una stagione iniziata – 2019/20 – vanificando gli sforzi sportivi ed economici, pur di iniziarne un’altra – 2020/21 – non si sa quando e in quali condizioni?
4) Straordinarietà per straordinarietà, perché non annullare direttamente la stagione 2020/21 dando a tutti la possibilità di terminare il percorso agonistico fin qui intrapreso in quella 2019/20, vincere un titolo, salvarsi o essere promossi regolarmente sul campo?
5) Perché lo stato non interviene in tackle con uno dei suoi celebri DPCM allungando d’ufficio tutti i contratti di un anno (dalle tv agli sponsor, dai giocatori ai custodi) e imponendo un tetto salariale massimo (10mila euro?) per le mensilità da marzo a luglio 2020?
6) Perché non spiegare a sponsor ed emittenti che la stagione 2020/21 persa la recupererebbero col prolungamento dei diritti per un anno, salvando le società che non incasserebbero né spenderebbero grazie al taglio degli stipendi dei calciatori?
7) Perché i calciatori che guadagnano oltre i 150mila euro a stagione (praticamente tutta la Serie A), gli unici a potersi fare carico di questa situazione straordinaria, non fanno un passo avanti verso lo sport che amano e che comunque gli darebbe una dignitosa indennità Covid di 10mila euro mensili, oltre a un prolungamento automatico del contratto?
8) Perché non bloccare la sessione di mercato estiva 2020 ricominciando il campionato interrotto con le stesse rose (salvo contratti depositati prima del 1/3/20)?
9)Perché l’UEFA non prende posizionee ammette che le competizioni internazionali non potranno essere riprese prima del 2021, stabilendo un calendario utile (es. gennaio/marzo 2021) anche per i singoli campionati nazionali?
10) Perché il mondo calcio non riesce a cogliere questa tragedia planetaria come un’opportunità per ripensarsi e dare un messaggio di attenzione, consapevolezza e prospettiva?



 
Se ci fosse un visionario capace di rispondere a tutte queste domande, verrebbero salvaguardati la salute di giocatori e addetti ai lavori, i valori dello sport fin qui espressi sul campo e, last but not least, gli interessi economici di tutti gli attori che tengono in piedi la complicata baracca del calcio. 
Annullando il campionato a venire 2020/21 anziché quello in corso 2019/20, si configurerebbe così un inedito storico: la stagione 2019/20/21 o 2019/21, volendo passare un simbolico colpo di spugna su questo sciagurato 2020. 
Vediamo come potrebbe articolarsi cronologicamente questo percorso.
 

Giugno 2020 
– mercato estivo bloccato: le rose rimangono tali ma con taglio progressivo degli stipendi dei calciatori e dirigenti superiori ai 150mila euro annui per la stagione 2020/21 che non si disputerà;
– anche per evitare le scadenze al 30/6/20, contratti prolungati di un anno per tutti con DPCM a tutela dei diritti di ogni attore in ballo (emittenti, sponsor, dirigenti, calciatori, ecc.).
Luglio 2020
Le squadre tornano ad allenarsi per concludere regolarmente la stagione 2019/20 con le stesse rose facendo in pratica la preparazione atletica estiva.
 
22 agosto/27 dicembre 2020
Fine dei campionati nazionali 2019/20 (Serie A, B, C, ecc.).
 
17 gennaio/28 marzo 2021
Termine delle coppe nazionali (es. Coppa Italia) e coppe europee (Europa League e Champions League) relative alla stagione 2019/20.
 
5 aprile/2 maggio 2021
Ritiro Nazionali per Campionati Europei.
 
3 maggio/6 giugno 2021
Campionati Europei.
 
7 giugno/31 luglio 2021
Riapertura liste mercato e preparazione atletica.
1 agosto/31 ottobre 2021
Inizio stagione calcistica 2021/22.
 
1 novembre/18 dicembre 2021
Ritiro Nazionali e Mondiali Qatar 2022.
16 gennaio/29 maggio 2022
Fine stagione 2021/22.
 
Il sogno è finito, ci svegliamo sudati e il calendario indica ancora l’11 maggio 2020.
Manca in teoria una settimana al via libera per gli allenamenti ma sempre in attesa della prossima mossa sparigliatutto in quello stallo messicano che attanaglia la Serie A e in generale lo sport italiano.
Forse è meglio tornare a dormire. E magari a sognare.

Luca Brindisino

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