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Foggia-Real Madrid: storia di un 14 agosto memorabile

13 Ago 2020 | Racconti

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Se la notte delle stelle cadenti è di norma il 10 agosto, nel 1987 per Foggia ci fu un’eccezione. Perché in quel 14 agosto le stelle, quelle calcistiche, del Real Madrid scesero dal Santiago Bernabeu al Pino Zaccheria per illuminare la notte del capoluogo dauno. 
Nell’estate dell’87 il Foggia è reduce da quattro anonime stagioni in C1: dopo la retrocessione dalla B dell’83, infatti, i rossoneri non sono più stati in grado di risalire, galleggiando nella parte sinistra della classifica. Non riesce nell’impresa neppure un giovane tecnico boemo di nome Zdenek Zeman, che dopo tre buone stagioni al Licata in C2 viene chiamato dal presidente Pasquale Casillo detto Aniello, magnate della pasta, a guidare il Foggia. A poche giornate dalla fine, dopo un 5-0 subito a Cosenza la panchina del ceco salta, i satanelli finiranno all’ottavo posto ma Casillo non si arrende nel suo proposito di utilizzare il calcio come volano per il proprio business portando Foggia sotto i riflettori internazionali.
 
Biglietti Coppa Durum - Foggia 1987Allora come oggi, le tournée estive erano uno dei modi migliori che le compagini più blasonate avevano per generare grandi guadagni con piccoli sforziCasillo lo sa e l’anno prima invitò allo Zaccheria la squadra che si sarebbe poi laureata Campione d’Europa la stagione successiva: il Porto di Arthur Jorge. Finisce 7-1 per i lusitani, che nell’87 non possono rifiutare il nuovo invito di Casillo che tanta fortuna gli aveva portato facendogli alzare la “coppa dalle grandi orecchie”. Stavolta, però, giocheranno per un quadrangolare chiamato Coppa Durum, come la qualità del grano duro da cui nasce la pasta che Casillo vorrebbe smerciare ancor più a livello mondiale. 
Ad affrontare i Campioni d’Europa sarà una delle squadre rivelazione dell’ultima Serie A, la Sampdoria di Vujadin Boskov che ha perso solo agli spareggi col Milan la possibilità di giocare la Coppa UEFA, ma che ha già in rosa l’ossatura composta dai vari Vialli, Mancini, Pagliuca, Cerezo, Viechowod, ecc. che le permetterà negli anni successivi di vivere un ciclo magnifico. 
Chi invece la Coppa Uefa l’aveva vinta due volte di seguito nell’85 e nell’86 era il Real Madrid allenato da Louis Molowni e poi sostituito da Leo Beenhaker. 

 
Nell’estate ’87 le Merengues stanno festeggiando il secondo scudetto consecutivo, ma vengono dalla cocente eliminazione alle semifinali di Coppa dei Campioni per mano del Bayern Monaco. Il presidente Ramon Mendoza, anche lui nel business del grano, alla chiamata del suo collega Casillo pare abbia risposto: “Voi siete quelli che hanno fatto vincere la Coppa al Porto? Allora veniamo”. Badando al sodo, però, più della scaramanzia a convincere gli spagnoli furono gli assegni. Se per Porto e Sampdoria bastò un “rimborso spese” da 200mila dollari a team (oltre 250 milioni di lire dell’epoca), per avere i Blancos allo Zaccheria Casillo dovette sganciare il doppio: 400mila dollari, cifra che contava di far rientrare dal botteghino dello stadio, gli sponsor e la diretta tv sulla RAI. Se ci sia riuscito non è dato sapersi. Quel che è certo è che, eliminazione per eliminazione dal quadrangolare, Casillo il suo Foggia lo fece giocare proprio contro il Real Madrid la sera di quel 14 agosto 1987.
 
Il post Zeman aveva il volto ruvido e meneghino di Pippo Marchioro. Anche lui seguace della zona, era stato il mattatore del campionato di C1 appena trascorso portando il Barletta al 1° posto e alla conseguente prima promozione in B della sua storia. Casillo vuole il meglio e sceglie lui. E anche la rosa viene rinforzata: a capitan Delio Rossi, al giovane terzino Codispoti, all’esperto portiere Ciucci, al roccioso mediano Limone e all’attaccante Silvestri si aggiungono due acquisti di qualità come il difensore Giuseppe Accardi e il centrocampista Onofrio Barone, più un promettente regista scuola Toro di nome Massimo Scienza e un furetto potentino dalla Primavera che di strada ne farà pure tanta: Stefano Casale. La squadra non è male ma nessuno ha un minimo di esperienza internazionale, eccetto mister Marchioro che esattamente 10 anni prima guidò il Milan in Coppa delle Coppe prima di essere esonerato. Eppure i tifosi non vedono l’ora di vederla affrontare il grande Real. Leggenda vuole che molti interruppero le vacanze per tornare in città e godere del grande evento. Addirittura si narra che qualche ora prima ci fu una ressa per un tentativo di furto degli ultimi biglietti rimasti. E per chi fosse rimasto fuori, più o meno verso l’ora di cena di quel 14 agosto 1987 accendendo la televisione sulla RAI, avrebbe potuto ascoltare la voce del leggendario Bruno Pizzul dargli la buonasera e il benvenuto al Pino Zaccheria di Foggia
 
Foggia vs Real Madrid - Stadio Zaccheria 1987 - Coppa DurumAllo stadio come in televisione, però, il problema per gli spettatori fu lo stesso: riconoscere le due squadre in campo. Se il Real, infatti, indossava la classica casacca interamente bianca, la società pugliese ebbe la malsana e insensata idea di scegliere una divisa celebrativa per l’occasione, dove strette strisce verticali rosse e nere si incastonavano proprio sulla maglia bianca, con pantaloncini pure bianchi e calzettoni neri. Un oltraggio agli storici colori rossoneri oltre che un pugno negli occhi dei tifosi e del povero Pizzul, che molto elegantemente definì quella scelta soltanto con l’aggettivo “strana”. Un groviglio di maglie bianche che sarebbe stato difficile distinguere persino oggi coi televisori in full HD, figuriamoci allora con i vecchi apparecchi catodici.
Per mandare in confusione i campioni del Real Madrid, però, ci voleva ben altro. Beenhakker poteva disporre di elementi di caratura mondiale quali Buyo, Chendo, Solana, Michel, Martin Vazquez, Santillana e i bomber Hugo Sanchez, Jorge Valdano ed Emilio Butragueno, che però quella partita la guardò dalla panchina. Nomi di fronte ai quali qualsiasi squadra di C1 sarebbe impallidita, ma che i giocatori foggiani affrontarono con spavalderia, spinti anche dall’incredibile entusiasmo del pubblico. 

 
L’avvio è “vibrante”, i ragazzi di Marchioro spingono cercando di mettere alle corde gli avversari, ma i loro traversoni finiscono quasi sempre tra i guantoni di Buyo. L’occasione migliore capita sui piedi del numero 10 Costa, che a tu per tu col portiere spedisce di collo pieno alto sopra la traversa, per la disperazione sua e di tutti i presenti. Il pressing del Foggia unito al grande caldo mettono continuamente in apprensione i madrileni. Una coraggiosa uscita a metà campo di Accardi crea i presupposti per il recupero di un pallone sanguinoso che lui stesso concluderà in porta chiamando Buyo a un difficile intervento: è la seconda palla gol nitidissima in un minuto per il Foggia che a questo punto scatena il delirio dello Zaccheria. Al primo affondo però il Real colpisce: Paco Llorente si fa largo sulla sinistra e scarica a Michel, che non contrastato scaglia alle spalle di Ciucci il destro dello 0-1 al 26°. Il Foggia non demorde e conquista una serie di calci d’angolo ma è il Real Madrid a protestare per un netto rigore non concesso su atterramento di Llorente, che poco dopo impegnerà Ciucci in una parata complicata. Poco dopo sarà Silvestri a recriminare per un contatto dubbio in area, prima che Gordillo chiami Ciucci a un altro miracolo.

Si va al riposo col vantaggio degli ospiti ma tra gli applausi del pubblico foggiano grato per l’atteggiamento dei propri beniamini, che non cambierà nemmeno nella seconda frazione, quando è Codispoti lanciato in area a farsi anticipare in uscita bassa da Buyo. Il portiere spagnolo è una saracinesca anche sul tiro di De Marco. Finchè il Foggia ha la palla riesce dunque anche a rendersi pericoloso, ma quando la sfera finisce tra i piedi dei Blancos sono dolori e arriva anche il raddoppio di Santillana dopo un’azione corale, proprio nel momento in cui il risultato sembrava potesse essere in bilico. Il Real si rilassa e Martin Vazquez e Llorente non si intendono lasciando a metà strada un pallone su cui si avventa Fratena, fermato con un fallo proprio mentre si involava sulla fascia destra. Mentre tutti si posizionano, però, arriva con grande esperienza il numero 8 Delio Rossi che dà uno sguardo in mezzo e decide di battere la punizione a sorpresa. Sul cross si avventa in tuffo Silvestri che di testa gira in rete il gol dell’1-2 mandando in visibilio lo Zaccheria, che si lancia in un sonoro “Alè Oh Oh”, classico coro anni ’80. Il Real non ci sta e l’incrocio dei pali direttamente su punizione di Michel è solo l’antipasto dello sfortunato autogol di Abate, che devia nella propria porta un cross dalla destra proprio di Michel. Sarà la marcatura dell’1-3 finale, un risultato che, riportando le parole dello stesso Pizzul, “non deve suonare a condanna del Foggia che, al contrario, ha disputato una grandissima partita al cospetto del Real Madrid”.

Il Foggia lascia lo stadio tra gli applausi e il coro “Torneremo in Serie B”, mentre il Real Madrid vincerà poi la Coppa Durum segnando al 90° contro la Samp prima di spostarsi in quel di Parma per un’altra amichevole estiva. Amichevole che gli emiliani vinsero clamorosamente 2-1 con gol di Turrini, Gambaro e Butragueno. Allenatore dei crociati era proprio quel Zdenek Zeman che di lì a due anni sarebbe tornato in Puglia a far faville e scrivere una pagina di storia indimenticabile con la sua Zemanlandia. Ma questo, in quell’estate del 1987, i vari Delio Rossi e Silvestri non potevano saperlo. E così, in una calda notte ferragostana, un piccolo pezzo di storia del calcio foggiano se lo sono ritagliato per conto loro, facendo sudare e non poco il leggendario Real Madrid
 
 
Luca Brindisino

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