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Eroi di Puglia: Vittorio Insanguine

24 Ago 2020 | Approfondimenti

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Facile ricordare Miccoli o Cassano, ma sono tanti i giocatori pugliesi che hanno scritto piccole grandi storie calcistiche di provincia. 
Oggi raccontiamo Vittorio Insanguine.
 

Insanguine: bomber a chilometro zero

Ci sono bomber che si legano per sempre a una maglia. Altri che errabondi arrivano, lasciano il segno una stagione e ripartono. Altri che segnano solo in provincia. E poi ci sono le eccezioni che confermano la regola. Oggi raccontiamo la straordinaria storia di un cannoniere la cui vena per il gol si spegneva non appena passati i confini della Puglia. Di testa, di piede, al volo o in mischia non importa: l’importante è che si giochi nella propria regione d’origine. Questa è la carriera di Vittorio Insanguine da Monopoli (Ba), altrimenti detto il Magico Bisonte. Il bomber a chilometro zero.
 
Il 1967 è un anno che profuma di rivoluzione. Un altro mondo rispetto ad oggi: si era in piena Guerra del Vietnam, in Italia non era ancora possibile divorziare e i Pink Floyd pubblicheranno il loro primo singolo solo in marzo. Il 15 febbraio 1967 la hit del momento era I’m A Believer dei Monkees, mentre a Monopoli veniva alla luce un bambino che negli anni successivi diventerà l’idolo a cui tanti tifosi pugliesi rivolgeranno le loro preghiere domenicali. Il suo nome è Vittorio Insanguine e nel suo destino ci sono i gol.
Eroi di Puglia: Vittorio Insanguine - Sport in Puglia

Da Monopoli a Fasano, passando per Napoli e Milano

Da adolescente Insanguine è già un ragazzone alto 1,85. Nelle giovanili del Monopoli di lui si dice che non abbia un piede propriamente educatissimo ma che in area di rigore è meglio averlo in squadra che contro. I provini con Napoli prima e Inter poi, però, non vanno come sperato. Vittorio è molto giovane, porta dentro di sé la saudade di Puglia e forse non è ancora pronto per un salto di quel genere. Oppure ha già capito che il suo destino, quello dei gol, lo porterà a segnare sempre a due passi casa.
Incassate le delusioni partenopee e meneghine, il diciottenne Insanguine si accasa a Fasano, un quarto d’ora di auto dalla sua Monopoli. I biancoazzurri militano in Serie D – la vecchia Interregionale – e sono reduci da annate turbolente sia dal punto di vista societario sia da quello tecnico, con numerosi i cambi in panchina e la delusione della prima storica promozione in C2 sfumata nel 1985/86, cui Insanguine assiste impotente. L’anonima stagione ‘86/’87 lo vede impegnato nel servizio militare che ne limita assai le presenze durante gli allenamenti e le partite. Per l’esplosione di Insanguine, dunque, bisogna attendere il 1987/88. Il Fasano di mister Elia Greco domina il Girone L di Interregionale tenendo a nove punti di distanza la seconda classificata Francavilla, con la miglior difesa e il miglior attacco del campionato: segna 49 gol, di cui 25 portano la firma del ventenne Vittorio Insanguine.



Nei capoluoghi Brindisi e Taranto per trovare la B

La città è un tripudio di colori biancoazzurri: per la prima volta nella sua storia la squadra approda tra i professionisti della C2 ma deve dire addio al bomber che ce l’ha trascinata. I gol di Insanguine, infatti, ingolosiscono il Brindisi del presidente Gianfranco Flores che sta tentando di formare una rosa per ambire al salto dalla C1 alla Serie B. Ad essere allenati da Giancarlo Ansaloni, infatti, ci sono il giovane difensore brindisino Antonio Benarrivo, i centrocampisti Rocca e Goretti e il cannoniere Salvatore Campilongo. Il girone B di C1 nel 1988/89 è un inferno: c’è la corazzata Cagliari allenata da Claudio Ranieri e guidata dall’attaccante Coppola; il sorprendente Foggia di Caramanno che farà da apripista a Zeman; il Palermo di Rumignani e Auteri; la Torres di un certo Gianfranco Zola e il Perugia di tale Fabrizio Ravanelli. Il Brindisi non centra di poco l’obiettivo e arriva quarto. Seppur chiuso da Campilongo e Quaranta, Insanguine gioca 16 partite mettendola dentro tre volte e carpendo tutti i segreti del mestiere dai più esperti compagni di reparto
L’anno successivo è un altro capoluogo pugliese a chiamarlo: Taranto. Il presidente Donato Carelli è appena subentrato a Vito Fasano, ereditando una squadra mortificata dal 19° posto in campionato che è significato retrocessione dalla Serie B alla C1. Confermato in panchina Clagluna, tecnico che aveva quantomeno provato a risollevare le sorti della squadra, per accendere nuovamente gli entusiasmi della Taranto calcistica Carelli punta subito alla promozione: in porta c’è il solido Spagnulo; in difesa Brunetti, Giacchetta e D’Ignazio; a centrocampo la regia è affidata a Roselli con i polmoni di Evangelisti e De Solda, mentre in attacco l’acquisto di grido è Coppola, giunto per 1 miliardo di lire dal Cagliari e affiancato da un giovanotto di belle speranze proveniente dal Brindisi: Vittorio Insanguine. Clagluna, però, capisce subito che tra i due il bomber è il pugliese verso cui utilizza bastone e carota. Se da un lato, infatti, mette il gioco della squadra al servizio della sua finalizzazione, dall’altro gli chiede di sacrificarsi spesso per i compagni, giocando di sponda e spalle alla porta. Risultato: 12 gol per Insanguine (con una memorabile tripletta al Perugia), 10 per Coppola e Taranto primo in classifica, promosso in Serie B con una giornata d’anticipo. 
A 23 anni, per Insanguine è finalmente giunto il momento di misurarsi con la serie cadetta, in quegli anni praticamente una A/2. Basti guardare solo chi erano le punte: l’Ancona con Tovalieri; l’Ascoli con Casagrande; il Brescia con Ganz; il Cosenza con Marulla; la Cremonese con Dezotti; il Messina con Protti; la Lucchese con Paci; il Padova con Galderisi; il Pescara con Bivi; la Reggiana con Ravanelli; l’Udinese con Balbo e soprattutto il Foggia di Zeman con Baiano, Rambaudi e Signori. E poi c’era il Taranto con Vittorio Insanguine, affidato alle cure di mister Walter Nicoletti, uno che badava prima a non prenderle. E infatti per i centravanti jonici fu una stagione complicata: tantissimi pareggi (17, di cui parecchi 0-0) che spiegano la minima differenza tra i pochi gol fatti (28) e subiti (33). Dalle parti di Clementi e Insanguine il pallone arriva col contagocce e infatti il capocannoniere della squadra è il centrocampista Zannoni. Il Taranto, però, fa il suo compitino: si salva tranquillamente arrivando nono ma Insanguine totalizza solo tre marcature. Troppo poche per un animale da gol come lui che difatti, a fine stagione, decide di cambiare aria.
 
 

Gli anni d’oro alla Fidelis Andria

C’è una squadra, sempre rigorosamente in Puglia, che grazie agli investimenti del presidente Fuzio campeggia ormai stabilmente in Serie C1 e coltiva ambizioni di promozione. È la Fidelis Andria allenata da Mario Russo, che può contare su due ottimi portieri come Marcon e Imparato, l’entusiasmo dei difensori Ripa, Luceri e Monari, il carisma e il talento di centrocampisti quali Petrachi, Cappellacci e Quaranta. E, naturalmente, sui gol di Vittorio Insanguine, che in Serie C1 è un vero e proprio incubo per le retroguardie avversarie. I concorrenti per la promozione sono la Ternana della vecchia conoscenza Clagluna e il Perugia che sta preparando il passaggio di proprietà da Temperini a Gaucci e in cui militano Dossena, Giunti, Traini e il leccese Roberto Rizzo. 
Con la Ternana trascinata al primo posto dall’argentino Ghezzi e dall’emergente Marco Negri, la Fidelis Andria sorprende tutti ed è lì a giocarsi la promozione insieme al blasonato Perugia di Adriano Buffoni.
Il 17 maggio 1992, alla terzultima di campionato, gli umbri approdano in uno stadio Degli Ulivi stracolmo convinti di fare un sol boccone dei padroni di casa e involarsi verso la B. La classifica, però, recita 37 punti ciascuno e non è un caso. Quando al 60° Monari insacca alle spalle di Vinti, Insanguine è il primo a farsi di corsa tutto il campo all’inseguimento del compagno per esultare con lui. Non passano nemmeno dieci minuti quando Insanguine va di forza a recuperare un pallone sulla trequarti avversaria e serve Petrachi sulla destra. Il salentino pennella uno dei suoi famigerati cross sul quale irrompe la zuccata imprendibile del monopolitano. È il 2-0 con cui i federiciani manderanno a casa il Grifo con la coda fra le gambe. La sofferenza non è finita però per i tifosi biancoblu: solo all’ultima giornata la Fidelis potrà festeggiare la sua prima promozione in Serie B grazie ai 14 gol di Insanguine, che alla fine risulterà capocannoniere del campionato a parimerito con Dario Hubner del Fano
 

Quell’indimenticabile gol alla Juventus

A venticinque anni, Vittorio Insanguine riconquista la cadetteria a suon di reti e stavolta è intenzionato a non perderla più. Il battesimo del fuoco è a settembre: il tabellone di Coppa Italia mette subito la Fidelis Andria contro la Juventus di Giovanni Trapattoni. Dopo lo schiacciante 4-0 dell’andata, i bianconeri non vanno in gita in Puglia e al San Nicola di Bari passano in vantaggio con Roberto Baggio. L’Andria resiste, sbuffa, si difende e alla fine con grande cuore pareggia: Mastini da sinistra pesca Insanguine che si fa beffe del fuorigioco tesogli da Kohler e Julio Cesar e con un cucchiaio scherza Rampulla. I biancoblu sono eliminati ma quel pareggio al novantesimo contro la Vecchia Signora sembra il preludio di una buona stagione. Invece la Fidelis in campionato proprio non riesce a vincere: Insanguine segna su rigore all’esordio contro la Lucchese ma la panchina di Russo salta a già ottobre per Rumignani. La prima vittoria arriva soltanto a dicembre, nel derby col Taranto, guarda caso nel segno di Insanguine con una girata al volo da manuale su cross del sempre sgusciante Petrachi. Insanguine timbrerà anche il 2-0 ad Ascoli, ma l’Andria di Rumignani segna poco e pareggia tantissimo. Saranno 20 i segni x alla fine del campionato, di cui fondamentale sarà il 2-2 a Taranto dopo lo svantaggio di 2-0 che segnerà in pratica la condanna in C per il Delfino. Il colpo di testa decisivo è, manco a dirlo, di Vittorio Insanguine, che sarà l’eroe salvezza dell’Andria dopo il gol vittoria dell’1-0 contro la super Reggiana di Marchioro, già promossa in A. È la sua sesta, decisiva, marcatura in campionato.


 

Fuori dalla Puglia, Insanguine si spegne

L’anno successivo il presidente Fuzio affida la panchina ad Attilio Perotti, rinforzando la difesa con l’acquisto di Davide Nicola: se la salvezza era passata dal non prendere gol, allora meglio insistere. A farne le spese, ovviamente, sono i numeri degli attaccanti e Insanguine non fa eccezione. La doppietta al Pescara apre le sue danze stagionali addirittura a fine ottobre, dopodiché solo altre tre marcature in una stagione comunque storica per i federiciani, che concluderanno ottavi in classifica col record di pareggi (23) in una Serie B che vedeva in campo la Fiorentina di Toldo e Batistuta, l’Ascoli di Bierhoff, l’Ancona di Caccia e Agostini, il Modena di Enrico Chiesa, il Verona di Filippo Inzaghi, il Cesena di Hubner e il Ravenna di Christian Vieri. 
Vittorio Insanguine capisce che in una squadra del genere la sua vena di gol resterà sempre tappata e decide di buttarsi in una nuova avventura. Per la prima volta lontano dalla sua Puglia. Il Ravenna, appena retrocesso in C1, deve sostituire proprio Christian Vieri acquistato dal Venezia e sta cercando un cannoniere di sicuro affidamento per la categoria per puntare alla immediata risalita. Nonostante i vari Tonetto, Viali, Zauli e Buscè, la stagione del Ravenna è dura e per Insanguine ancor di più. I giallorossi, prima con Cavasin in panchina e poi con Buffoni, centrano i playoff perdendoli con la Pistoiese. Insanguine scenderà in campo 22 volte, siglando solo due reti. Se con l’Andria il problema era lo stile di gioco troppo difensivo, in Romagna forse soffre la lontananza dalla propria terra. Ad ogni modo, all’apice della sua carriera, qualcosa si inceppa nella testa e nei piedi di Vittorio Insanguine.
 
 Eroi di Puglia: Vittorio Insanguine - Sport in Puglia

Il Magico Bisonte torna a casa

La telefonata che lo riporta in Puglia è quella di Antonio Filograna, patron del Casarano chiamato a misurarsi ancora con la Serie C1. Il progetto è serio, in squadra ci sono Calabro, Trinchera, Carannante, Citterio, Raffaele Quaranta e i compagni di reparto di Insanguine sono Chianese e Manca. E infatti i salentini partono forti ma si afflosciano alla distanza, pur conquistando una serena salvezza. Il bottino di Insanguine, però, non è ancora degno della sua fama: 4 gol in 26 presenze a 28 anni in C1 suonano come una condanna per la sua carriera. Vittorio sa di non essere diventato un brocco ma fatica a ritrovare le proprie certezze. È il momento di compiere una vera e propria scelta di vita. Così accetta di ritornare laddove più si è sentito a casa: Fasano.
Il Fasano 1996/97 è una squadra dall’età media bassissima che disputa il Campionato Nazionale Dilettanti dopo una cocente retrocessione. Gli imprenditori Corcelli e Ghirelli sono riusciti a malapena a iscrivere la squadra tesserando appunto tutti i ragazzi della Berretti e aggiungendo due cavalli di ritorno come Mazzarano e Insanguine. Il tecnico Angelo Del Fuoco porta avanti gratuitamente un progetto sportivo allo sbando, ma riesce comunque a salvare la squadra anche grazie alle nove reti di un ritrovato Insanguine, battezzato dai tifosi il “Magico Bisonte”.
Il premio monetario di 200 milioni che la Lega conferisce al Fasano come squadra più giovane dell’intero torneo rinnova le ambizioni societarie, con Ghirelli che acquisisce le quote di Corcelli, racimola contributi dagli sponsor e allestisce una squadra con ambizioni di vertice. Insanguine ritrova continuità e gol: ne segnerà 21 ma alla fine la promozione sarà del Nardò
 
 

Seconda giovinezza a Fasano

L’entusiasmo a Fasano però è crescente e a mister Carrano viene consegnata una rosa di tutto rispetto, di cui il tandem d’attacco Insanguine-Zian costituisce la ciliegina sulla torta. Vittorio sigla altri 24 gol (suo il titolo di capocannoniere) e il Fasano ammazza il campionato finendo primo con quattro giornate d’anticipo, a +16 punti sulla seconda Rutigliano. 
La Serie C2 porta nuovi sponsor e ulteriori liquidità, tant’è che la società non nasconde la volontà di puntare subito alla C1. Arrivano nomi altisonanti da categorie superiori (Luca Gentili, Giuseppe Luceri, Stefano Pellegrini e Gianluca Ricci) e sotto la guida tecnica di Gabriele Geretto conquista i playoff. Sarà il campionato del centesimo gol di Insanguine in maglia biancoazzurra: a fine stagione sarà ancora capocannoniere del torneo con 21 reti. Ai playoff contro L’Aquila, però, il Fasano perde sia all’andata che al ritorno dicendo addio ai sogni promozione.
La delusione è enorme. Lo sponsor principale si tira indietro e anche i programmi societari vengono ridimensionati. La campagna cessioni è massiccia e si riparte dai giovani più il Magico Bisonte. Con Papagni in panchina, la squadra ottiene comunque un dignitoso nono posto e la salvezza grazie all’ennesima doppia cifra di bomber Insanguine, che ne mette a referto 17 in 33 presenze
Nonostante la ristrutturazione dello stadio Vito Curlo, i problemi dirigenziali del Fasano aumentano e la squadra viene iscritta per un soffio alla C2 2001/2002, ancora con Papagni allenatore e l’ennesima abboffata di giovani. Questa volta, nonostante i 9 gol di Insanguine, il team brindisino non riesce a salvarsi.La stagione si conclude col fallimento societario del Fasano, costretto a ripartire dall’Eccellenza. Per Insanguine, che a 35 anni pareva aver trovato finalmente un equilibrio, è una brutta botta, ma decide comunque di ripartire dalla Serie D al Matera.
Vittorio Insanguine - Eroi di Puglia - Matera 2002-2003
 

Nessuno è profeta in patria: tranne Insanguine

In Basilicata resterà una sola stagione collezionando 29 presenze e 7 reti nel Matera secondo classificato nel Girone H dei Dilettanti. Dopodiché il vento del mercato 2003 porterà Insanguine sempre in Serie D prima a Manduria – dove vede il campo solo 8 volte senza mai segnare – e nella seconda parte di stagione a Bitonto, contribuendo alla salvezza dei neroverdi con 10 gol. 
A 37 anni il peso dell’età si fa sentire ma il Magico Bisonte non ha ancora perso la sua voglia di perforare le difese avversarie. Servono solo nuovi stimoli e stavolta li ritrova andando a giocare in Eccellenza, ma nella sua Monopoli. Per Insanguine è una prima assoluta: non ha mai indossato la maglia dei gabbiani in una partita ufficiale ed è intenzionato a chiudere la carriera nella sua città, magari portandola ad un trionfo. Il campionato inizia con due vittorie di fila ma alla terza giornata i biancoverdi di Giovanni Loseto sono ospiti proprio del Fasano, che impartisce un sonoro 4-1. Il presidente Vito Ladisa è furioso, esonera Loseto e ingaggia Ragno. Sembrerebbe una decisione folle, ma da quel momento il Monopoli e Insanguine esplodono. Il testa a testa per il primo posto col Brindisi è serrato: all’andata i baresi si impongono per 4-1 al Fanuzzi, mentre al ritorno lo stadio Veneziani è una bolgia con 13mila tifosi sugli spalti, di cui mille ospiti. Il Monopoli viene da 14 vittorie di fila, il Brindisi da 12 e può contare sulla verve dei bomber Vantaggiato e Cazzella. Insanguine, però, è una sentenza e con due precisi colpi di testa punisce il portiere Vitucci. Alla fine il Brindisi pareggerà 2-2, ma il Monopoli capolista manterrà le tre lunghezze di distanza. Al Brindisi non basterà il record di punteggio per una seconda classificata di 98 punti, perché il Monopoli ne farà addirittura 102: solo la Juventus otto anni più tardi l’avrebbe eguagliato.

Vittorio Insanguine - Eroi di Puglia - Monopoli 2004-2005 
 

Il canto del cigno ancora a Fasano

Insanguine vince così l’ennesimo campionato ma stavolta nella squadra della sua città, riportata a suon di gol in Serie D. Sembrerebbe la degna conclusione di una carriera fantastica ma, a 38 anni, c’è una sola squadra che può convincere il Magico Bisonte a continuare a battersi nelle aree di rigore avversarie: ed è il Fasano. Vittorio si infila per la terza volta la maglia biancoazzurra con in testa sempre lo stesso obiettivo: segnare e vincere, per ripetere anche lì l’impresa compiuta a Monopoli un anno prima. Ma la stagione non inizia benissimo e il Fasano di De Fuoco perde addirittura il derby stracittadino col Montalbano, squadra di un quartiere frazionale del paese. Così già a novembre i dirigenti stravolgono la rosa a cominciare dall’allenatore, che torna ad essere Geretto. Il Fasano risale e spinto dai gol di Insanguine chiude secondo dietro il Barletta. Eliminati ai playoff Locorotondo e Altamura, si accede alla finale nazionale contro i siciliani dell’Acicatena. All’andata al Vito Curlo Insanguine timbra il cartellino e la partita finisce con uno striminzito 2-1 per i padroni di casa. Il ritorno è l’11 giugno 2006Fasano si mobilita e fa recapitare una richiesta di 600 biglietti per i propri tifosi. Lo stadio Nino Bottino di Acicatena, però, è omologato per soli 400 posti e la dirigenza pugliese chiede alla Lega lo spostamento della partita nella vicina Acireale. Richiesta che verrà negata: ad Acicatena arriveranno scortati solo 250 fasanesi, tutti gli altri dovranno seguire la gara in radiocronaca. Il terreno fangoso e impraticabile del Nino Bottino diventa una trappola per Insanguine e compagni: il match finirà con cinque espulsi, inevitabili tafferugli sugli spalti e 3-0 per i padroni di casa, con conseguenti proteste del Fasano e addirittura un’interrogazione parlamentare.
 
Non certo la fine gloriosa che meritava la carriera di Vittorio Insanguine detto Magico Bisonte. Oltre 200 gol lungo i campi di tutta la Puglia (di cui 137 solo con la maglia del Fasano) tra cui la memorabile rete segnata alla Juventus in Coppa Italia con la Fidelis Andria. Nessuno è profeta in patria, si dice. Ebbene, Insanguine è stato al contrario un attaccante il cui elisir del gol sembrava spegnersi ogni volta che varcava i confini regionali e che per questo ha fatto godere tanti suoi conterranei che mai lo dimenticheranno: da Fasano a Taranto, da Andria a Monopoli.
Appese le scarpe al chiodo, Insanguine si è cimentato come allenatore sempre senza mai allontanarsi dalla sua adorata Puglia. Ostuni, Cisternino, Pezze di Greco alcune delle franchigie guidate dalla panchina con la stessa grinta con cui in campo spingeva i palloni nel sacco
 
 
Luca Brindisino

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