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Eroi di Puglia: Roberta Vinci

8 Lug 2021 | Approfondimenti

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Nell’estate 2021 Taranto festeggia il ritorno del Delfino rossoblu nella Serie C di calcio e si prepara a tifare per la quindicenne stella del nuoto italiano Benedetta Pilato, impegnata in vasca alle prossime Olimpiadi di Tokyo. Gli appassionati della Città dei Due Mari sognano di poter rivivere almeno parte delle incredibili gioie che ha regalato loro l’atleta tarantina più famosa al mondo, nonché tra gli sportivi pugliesi più vincenti della storia. Tifosa sia del Taranto – passione condivisa col fratello più grande – sia di Benny Pilato – definita “un talento eccezionale, all’altezza di sostenere l’immagine di una città come Taranto e di rappresentarla al meglio” – forse in un simbolico passaggio di consegne oggi vi vogliamo raccontare la storia di un’altra eroina dello sport pugliese. 
La prima e finora unica tennista italiana ad aver vinto almeno un torneo WTA su tre diverse superfici di gioco, cemento, terra ed erba: Roberta Vinci da Taranto, Puglia.

 Roberta Vinci - Eroi di Puglia - Figurine Sport Tennis

 

La volée di Robertina

Taranto, 1989. Il ragioniere Angelo Vinci prepara il borsone per accompagnare il figlio Francesco al Circolo Tennis cittadino per allenarsi mentre lui, nel frattempo, divide il campo con un amico per fare due scambi tra amatori. Quel pomeriggio, però, decide di portare con sé anche l’altra figlia, la piccola Roberta di soli sei anni. Dopo la partitella la invita sul campo, le mette una racchetta in mano sotto rete ed è subito amore. Da quel giorno Robertina, come la chiamano tutti al Circolo, non mancherà mai un appuntamento con quello che diverrà presto un rituale: esercizi contro un muro in attesa dei palleggi di fine match col papà e il fratello.

Quella che inizialmente sembrerebbe essere una semplice passione ereditata in famiglia, ben presto si dimostra essere talento puro. Se ne accorgono i suoi primi maestri Umberto Piccinni e Davide Di Roma quando, a 12 anni, guida il Circolo Tennis Taranto alla vittoria del titolo italiano di categoria. Finite le scuole medie, per Robertina si spalancano le porte del centro federale dell’Acqua Acetosa di Roma, dove entra a far parte della Scuola della Federazione Italiana di Tennis insieme all’amica brindisina Flavia Pennetta, (anche lei entrata di diritto nella nostra rubrica “Eroi di Puglia” n.d.r.) con cui condivide i primi successi al Torneo Avvenire, in Fed Cup Junior (prima vittoria in assoluto per l’Italia), al doppio del Roland Garros e al Torneo Bonfiglio di Milano. 

Flavia Pennetta e Roberta Vinci - Brindisi Report

Entrambi nazionali juniores, affidate alle cure sportive di Michelangelo Dell’Edera si spartiscono una stanzetta piena di sogni nel centro federale, tra un poster di Leonardo Di Caprio ed uno di Paolo Maldini. Si instaura una bella amicizia, che le aiuta a superare i fisiologici momenti difficili lontano dalla famiglia, abituate com’erano a fare i compiti con la mamma, mangiare un panino al volo e poi andare a giocare. Niente cinema, niente uscite con le amiche e ogni tanto può capitare di averne fin sopra i capelli. Come in quella notte di pioggia in cui Flavia proprio non si trova. Roberta, che tra le due sembra avere la testa maggiormente sulle spalle sia in campo sia fuori, la cerca dappertutto. La trova in mutande e reggiseno sdraiata sotto la pioggia sul campo di rugby, invocando la febbre pur di saltare l’allenamento del giorno dopo. Robi se la riporta in camera bagnata fradicia e, fortunatamente, perfettamente in salute.

Roberta mostra subito una grande varietà di colpi, con particolare abilità nel servizio e nel gioco a rete. Il suo punto di forza è la volée, che gestisce con precoce mentalità da stratega alternando volée alte a quelle basse fino alle demi-volée. Un gioco spumeggiante, a tratti meraviglioso ma considerato troppo leggero anche a causa della struttura fisica minuta della tarantina. Secondo i tecnici federali Roberta rischierebbe di vanificare il suo splendido rovescio al cospetto delle valchirie avversarie. Così decidono di instradarla verso il doppio accoppiandola ad una delle regine della categoria, la francese Sandrine Testud, che vanta un’ottima classifica anche in singolare. E i risultati non tardano ad arrivare: Zurigo, Doha, Dubai, tra il 2001 e il 2002 Roberta è già tra le 15 doppiste più forti al mondo e si trasferisce a Palermo per farsi allenare da coach Francesco Cinà.





 

N.1 al mondo: le imbattibili Chichis

Gli anni tra il 2003 e il 2005 sono di sudore e assestamento. La giornata tipo di Roberta Vinci non ammette deroghe: sveglia presto, circolo, allenamento, pasto veloce e poi di nuovo allenamento. L’unica distrazione sono lunghe chiacchierate al cellulare che le permettono di sfogare la tensione, specialmente nei momenti clou che precedono un match importante. La classifica ranking oscilla tra alti e bassi sia in doppio sia in singolare ma lei è sempre lì, tra le prime 100 giocatrici del pianeta. Molte semifinali importanti e poche vittorie di rilievo le costruiscono la corazza per quella che sarà probabilmente la svolta della sua carriera. Nel 2006, infatti, fa parte della spedizione italiana che vince per la prima volta nella storia la Fed Cup: un exploit che la vede balzare fino alla 37° posizione del ranking in singolare.

Nel 2007 vince il suo primo titolo WTA a Bogotà imponendosi su Tathiana Garbin grazie al suo tennis d’attacco, che però viene ancora visto maggiormente adatto al gioco in coppia. “Sei brava sotto rete, concentrati sul doppio”, le dicono tutti. E lei lo fa, a testa bassa, continuando a migliorare ma perdendo quattro finali: Bogotà, Berlino, Roma e quella, più dolorosa, a Mosca, in Fed Cup, contro le padrone di casa.

Il 2009 è l’anno della seconda Fed Cup, ma anche del trionfo in singolare a Barcellona, proprio mentre l’amica Flavia Pennetta sfonda il muro della Top10 del Ranking: è la prima volta per un’italiana. Per Roberta è una gioia ma anche uno sprone a crederci: arrivare tra le migliori al mondo non è impossibile, anche se tutti ti vedono solo come giocatrice di doppio. La tarantina si rimbocca le maniche, vince un’altra Fed Cup con l’Italia, il torneo di Lussemburgo (ma anche quelli di Marbella e Barcellona in doppio con Sara Errani) passando dal 45° al 38° e, sempre coi piedi per terra, comincia a sognare di poter entrare tra le prime 20 posizioni. 

Errani - Vinci Doppio Femminile Tennis Italia - CONI

Ma è nel 2011 che si scatena: vittorie in doppio sempre con Errani a Hobart, Pattaya City e Palermo; in singolare a Budapest, Hertongenbosh e Barcellona: prima tennista italiana a vincere tre tornei nello stesso anno. Il ranking continua a lievitare fino al 18° posto (nuovo record personale) ma la testa rimane sulle spalle: “Quando raggiungi i tuoi obbiettivi con consapevolezza, lavorando su chi sei e su quello che fai ogni in giorno della tua vita, riesci ad apprezzarlo molto di più”.

L’intesa sul campo con Sara Errani è impetuosa e travolge come un’onda anomala tutte le malcapitate avversarie: US Open, Roland Garros, Internazionali d’Italia, Madrid, Barcellona (contro Pennetta-Schiavone), Monterrey, Acapulco la coppia italiana – soprannominata le Chichis – è irresistibile e nel 2012 arriva inevitabilmente il primo posto nel Ranking Mondiale di doppio.

Quell’anno vince anche a Dallas in singolare, ma è l’unica del gruppo azzurro con Pennetta, Schiavone ed Errani a restare fuori dalla Top Ten: 16°. “Cosa ne penso della Top10? Lo ritengo un obiettivo abbastanza difficile – affermava nel gennaio 2013 – ma a nessuno è proibito sognare, soprattutto quando il sacrificio non fa paura, come nel mio caso”.

 

 

 

La maledizione della Top10 singolare

A 30 anni Roberta Vinci è consapevole di avere tutte le carte in regola per centrare finalmente l’obiettivo che insegue da quando era ragazzina. Ad aprile trionfa a Katowice, tocca la 12° posizione e, uscendo a testa alta da Wimbledon, arriva a 3220 punti di Ranking: è il suo record personale, in teoria anche sufficiente per entrare in Top10. Se non fosse che proprio a Londra trionfa la sua rivale di classifica Marion Bartoli, che le soffia letteralmente il posto bloccando l’ascensore della pugliese all’11° piano.

Un’occasione persa che però non le toglie il buonumore: “Cos’è più difficile tra entrare nella Top10 mondiale e sposarmi? Sicuramente la prima…”, dichiara con un sorriso proprio durante le nozze del fratello Francesco. Roberta sa che non può finire lì: dopo un’altra vittoria agli Internazionali Femminili di Palermo (su Errani) alle porte ci sono gli US Open del 2013 dove gioca un tennis sfolgorante arrivando fino ai quarti di finale. Di fronte a sé, l’amica di una vita, Flavia Pennetta, che la batte, vola in semifinale e vanifica il sogno della tarantina“Sono dispiaciuta ma molto tranquilla perché spero di avere un’altra possibilità di raggiungere una semifinale e di entrare nella Top10. Questa partita non mi butta giù perché sono sempre n.1 in doppio e n.12 del mondo in singolo. Ho mancato questa occasione ma non sono disperata perché ce ne sarà un’altra:lavoro per quello”.

Errani Vinci - Doppio femminile Tennis Italia - ChichisSe in doppio continua a imporsi con Sara Errani (Australian Open, Open di Parigi e Open di Doha) restando sul gradino più alto del mondo e con la Nazionale guadagna un’altra Fed Cup in rivincita contro la Russia, in singolare non va oltre l’amaro 11° posto: “La Top10 nel 2014? Posso ancora farcela. So che non sarà facile perché confermarsi ad alti livelli non è da tutti, ma resto positiva: ci proverò”.

Il 2013, però, è stato altamente dispendioso e nei tornei in cui si presenta da singola Roberta viene puntualmente eliminata al primo turno: quando finalmente arriva una vittoria, a Indian Wells, si scioglie in un pianto liberatorio. Perde in finale a Bucarest e Istanbul: la Top10 in singolare è come il maledetto livello di un videogioco che proprio non riesce a sbloccare, anche perché a un certo punto la testa e le energie vanno comunque riversate sul doppio, dove c’è pur sempre un primo posto mondiale da difendere. E le Chichis lo fanno egregiamente: di nuovo Australian Open, poi Montreal, Stoccarda, Madrid e addirittura Wimbledon, dove completano il Career Slam diventando l’unica coppia italiana ad aver vinto tutti e quattro i tornei dello Slam in doppio. L’abbraccio con Sara Errani sull’erba londinese resterà nella storia di un binomio tennistico che insieme ha vinto praticamente tutto, anche con la Nazionale. Il Presidente della Repubblica in persona la nomina Commendatore della Repubblica Italiana (era già stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2007) e ottiene dal Coni anche il Collare d’Oro al merito sportivo. Per la stampa internazionale in doppio con Errani è semplicemente invincibilee l’obiettivo della Top10 del singolare finisce nel cassetto impolverato dei sogni irrealizzati.

 Roberta Vinci - Eroi di Puglia - Tennis.WorldItalia

E ora applaudite me!

In coppia con Errani, Roberta Vinci è diventata un modello, incidendo a fuoco il proprio nome nella leggenda del tennis mondiale. Ma ad un’atleta dal carattere caparbio e vincente come lei non poteva bastare. Dopo l’ennesima vittoria di specialità a Auckland nel gennaio 2015, la tennista pugliese sente di aver raggiunto il top nella categoria e di aver bisogno di nuovi stimoli. Abbandona tra lo stupore generale le Chichis e sceglie di concentrare gli ultimi sforzi della sua carriera sul singolare, riaprendo quel famoso cassetto dei sogni. Ma all’inizio i buoni propositi non si traducono sul campo: molte sconfitte al primo turno, Roma, Parigi, Londra. Il 2015 diventa la stagione più difficile di sempre: il singolo è tutt’altra cosa rispetto al doppio, il campo non si condivide con nessuno, si corre, si soffre e ci si logora di più. Roberta dimagrisce a vista d’occhio, la stampa glielo fa notare ma lei fa spallucce e non si arrende.

L’11 settembre 2015 scende in campo per giocare la sua prima semifinale in carriera a Flushing Meadows dalla posizione 43 del ranking. Di fronte ha la numero 1 al mondo, la gigantesca Serena Williams, che – reduce da 32 vittorie consecutive nei Major – incoraggiata dal pubblico di casa è in corsa per uno storico Calendar Grand Slam (la vittoria stagionale in tutti i maggiori tornei del circuito) che nel tennis femminile manca dai tempi di Steffi Graff. 

Roberta Vinci vs Serena Williams - US Open - Ubi TennisLa vittoria della Williams è data a 1,06, quella di Roberta Vinci a 9, ma c’è perfino chi la quota 300 a 1. Roberta si presenta al campo con in tasca già il biglietto aereo per l’Italia: “Pensa a stare calma”, le dice coach Cinà, ma di fatto non è possibile. Il primo set dura mezzora. Dagli spalti Venus Williams, sorella di Serena e anche lei uscita sconfitta nel derby familiare, sorride e guarda l’orologio sul tabellone elettronico: il punteggio è 6-2 2-0 per l’americana, la partita è poco più che una formalità. La regina del tennis ruggisce e sembra avviarsi senza problemi verso la finale contro l’altra italiana Pennetta mentre le gambe di Roberta non smettono di tremare, ma quello che succede da quel punto in avanti sul cemento dell’Arthur Ashe di New York è impensabile per chiunque. La pugliese prende a infilare punti su punti portandosi a casa il secondo set per 6-4, esultando con lo sguardo a terra in solitudine al cospetto dell’incredulo pubblico a stelle e strisce.

Francesco Cinà non ha mai visto la sua allieva giocare così bene. Serena Williams comincia a innervosirsi, alza il tono delle sue strilla ma è costretta continuamente a correre per inseguire invano i rovesci in back della Vinci. Un colpo che la maggior parte degli addetti ai lavori credeva estinto dal tennis contemporaneo. “Ma chi è questa Vinci che sta facendo ammattire la tennista più forte al mondo?” si chiedono in tanti anche in tribuna stampa. Finché il telecronista statunitense, non sapendo a cosa appigliarsi, la definisce “una veterana”. Il sogno del Grande Slam sta diventando un incubo per Serena, mentre i colpi di Roberta si fanno via via più spettacolari. L’italiana risponde con tiri lenti alle palle pesanti come una lavatrice scagliate dall’altra parte dalla Williams, ma sotto rete è sempre lei la numero uno e ogni volta che decide di attaccarla così la ridicolizza con la sua classe

I 22mila dell’Artur Ashe sono letteralmente ammutoliti ed è a quel punto che la tarantina alza per la prima volta lo sguardo e li conquista con un urlo ormai entrato nella mitologia di questo sport: “A fuckin’ applause also for me, cazzo!”. Il pubblico della Grande Mela, fin lì tutto per l’idolo di casa, comincia a farsi coinvolgere da quella favola ed entra in fibrillazione per vedere come va a finire. Nell’intervallo prima dell’ultimo game Roberta si siede e, per isolarsi da tutto quel clamore, si avvolge completamente nel suo asciugamano: “Intorno c’erano troppi rumori, gli spalti erano pieni di gente che gridava. Così mi sono coperta e ho iniziato a parlare con me stessa, ad alta voce. I raccattapalle immagino avranno sentito, menomale che non erano italiani”. Così riprende la racchetta in mano, va sul 40-0 e chiude la contesa con un’ennesima, imprendibile smorzata sotto rete. I sogni di gloria di Serena Williams svaniscono, la stampa americana titola “Unbelievable”, incredibile, mentre il New York Times la definisce addirittura “la più grande sconfitta del secolo”.

Stamattina quando mi sono svegliata mi sono detta: ok, fai la semifinale oggi, prova a divertirti, non pensare a Serena, gioca, divertiti e basta. Ma a vincere non ci pensavo neppure” dichiara Vinci ancora in estasi sul campo. E poi in conferenza stampa: “Non so se mi ricapiterà ancora qualcosa del genere: ogni tanto i miracoli succedono veramente”.

 

Quando meno te lo aspetti

In quella semifinale degli US Open contro Serena Williams, Roberta Vinci ha giocato e vinto il match della vita, scrivendo una delle pagine più indelebili della storia del tennis. È riuscita a dimostrare a sé stessa che il campo da tennis non è troppo piccolo per giocarci da sola e che l’obiettivo della Top10 del singolare poteva e doveva essere il coronamento della sua già straordinaria carriera.

Lo sforzo fisico e mentale patito contro la numero 1 al mondo, però, è stato immenso. Inevitabile pagarlo in finale nello storico derby tutto italiano con la sorella acquisita Flavia Pennetta. Una sconfitta affrontata con una sportività fuori dal comune e che non scalfisce il valore della straordinaria impresa compiuta dalla tarantina: “Ho perso ma dentro di me quella partita ha comunque assunto un significato particolare (e lo aveva anche prima che la giocassi). Era come la quadratura di un cerchio, il cerchio delle nostre due esistenze una accanto all’altra”.

Dopo la vittoria con la Williams, Roberta ritorna in orbita Top10 scalando dal 47° al 19° posto nel ranking mondiale. A chi le chiede se ci crede ancora risponde scaramantica: “Basta, porta solo iella! Non nominiamo più la Top10, tanto non ci entrerò mai: ok? Puoi scriverlo su Twitter, su Facebook, su Instagram, dove cavolo vuoi: non entro in Top10, basta. Non entro in Top10, non vinco uno slam, non vinco le Olimpiadi, non vinco singolo, doppio e doppio misto, nemmeno la canoa! Cambio nazionalità e basta! Comunque a parte gli scherzi in Top10 non entro. Punto”.

Roberta però adesso gioca con una disinvoltura nuova e uno stato di forma pari a quello dei bei tempi del doppio. A febbraio 2016 vince il torneo di San Pietroburgo battendo Ana Ivanovic in semifinale e Belinda Bencic in finale con una prestazione che alcuni hanno definito addirittura migliore di quella con la Williams. La pugliese raggiunge così il suo record di punti – 3325 – e qualche giorno dopo, grazie alla sconfitta della spagnola Navarro a Dubai, ottiene la certezza matematica della posizione numero 10° del ranking mondiale. Anche questo sogno si è finalmente realizzato

A 33 anni appena compiuti, è la quarta tennista italiana di sempre a riuscirci dopo Pennetta, Schiavone ed Errani. E stavolta non è un miracolo, ma un successo ottenuto con tenacia e sacrifici: “È un grande passo per me e per il tennis italiano, è un sogno che diventa realtà. Ho sempre sperato di arrivare ad essere tra le più forti del mondo. Ora ci sono, ed è una cosa pazzesca”.

Il 7 maggio 2016 tocca addirittura la 7° posizione, il punto più alto della sua carriera che da lì in poi inverte la parabola, complice anche il fisiologico appagamento e gli acciacchi dell’età. 

Il 2017, infatti, è una stagione anonima caratterizzata da sconfitte, pensieri sul futuro e infortuni che non la lasciano in pace e la fanno scivolare fino al numero 117 del ranking mondiale. Complici i continui dolori alla schiena, comincia a far capolino anche il pensiero di una famiglia, il desiderio di potersi dedicare ad altro che non sia il tennis. Sceglie di diminuire le partecipazioni ai tornei per cominciare ad assaporare il gusto di una vita più normale fino a quando, stanca fisicamente e psicologicamente, a dicembre annuncia su Twitter il suo ritiro dall’attività agonistica previsto per maggio 2018, al termine degli Internazionali d’Italia. “Dirò addio al tennis al Foro Italico – dichiara alla Gazzetta dello Sport – Roma sarà il mio ultimo torneo, anche se la settimana prima dovessi essere tra le prime dieci del mondo. È tempo di andare. La vita agonistica impone scelte cruciali, alcune di queste sono a carico dell’atleta, altre della persona. E poi esistono dei limiti. Che bisogna individuare prima che ci travolgano”.

 


Oltre al tennis c’è la vita

Roberta Vinci - Eroi di Puglia - TennisIl 14 maggio 2018 Roberta vinci gioca l’ultima partita della sua carriera. Perde, ma lo fa con la serenità di chi sa di aver sempre dato tutto e non ha rimpianti: “Da domani sono in vacanza e ne sono felice”, dice dopo il match.

In tanti provano a convincerla a ripensarci, magari continuando a giocare qualche partita in doppio, giusto per alzare un altro po’ di soldini e rimanere nel circuito. Ma il denaro non è mai stato una priorità per Roberta che ha sempre pensato solo ad allenarsi e migliorarsi. E quando si è accorta che gli orari, i ritmi, le regole e tutti i rigori del professionismo davanti e dietro le quinte erano diventati un peso, ha scelto di mettere un punto e dedicarsi a tutto ciò a cui sin da piccola aveva rinunciato: “Il mio corpo aveva bisogno di nuove gratificazioni. I primi segnali, l’indicazione che qualcosa doveva cambiare li ho avuti con gli acciacchi che erano sempre più presenti. L’ultimo al tendine di Achille. Il corpo chiedeva pietà. E in quei momenti sei tu che devi parlare con te stessa e decidere. Nessun altro è dentro di te”.

Si trasferisce a Milano, dove negli ultimi tempi si era allenata con coach Lorenzo Di Giovanni: “Milano è bellissima. Questo ‘buen ritiro’ me lo sono proprio meritato. E lo sto vivendo a 360°. Non ho più obblighi, impellenze, non c’è più nessuno che mi dica cosa fare e quando, oppure cosa mangiare. Sono libera”. Qui si gode la tranquillità del post carriera, una nuova vita con meno impegni e meno stress, riscoprendo la leggerezza delle cose semplici che per tanti anni si era dovuta negare: fare un po’ tardi la sera, bere un bicchiere vino in più, andare a cena con gli amici senza pensare ai chili di troppo o all’allenamento del giorno dopo.

Nemmeno la consunzione fisica e mentale, però, hanno potuto scalfire il suo amore per il tennis. Roberta entra a far parte del Tennis Club Lombardo di Milano, dove prova a dare una mano ai più giovani cercando di trasmettere qualcosa del suo “tennis su vinile”, come lo amava definire lei. Un tennis magari un po’ vintage, ma tremendamente efficace. Quelle inconfondibili volée, divenute un marchio di fabbrica, che ne hanno fatto una maestra assoluta del sottorete, da molti considerata la tennista col miglior gioco a volo nel circuito

Ma anche un’incredibile forza di volontà, che ha consentito a una minuta bimba tarantina di diventare una delle più grandi tenniste italiane di tutti i tempi, capace di battere un mostro sacro di questo sport come Serena Williams: “È stato l’apice della mia carriera. La vittoria più bella e inaspettata. Ho toccato una sensazione e un’emozione irripetibili, e che sapevo sarebbe stato impossibile rivivere. È stato il top”.

E, infine, una spontaneità e un’umiltà davvero d’altri tempi, in campo e fuori, con le sue scaramanzie (sempre bere prima gli integratori e poi l’acqua, guai a invertire l’ordine; oppure fare la doccia sempre nello stesso angolo) e i suoi riti, lontani dagli specchi e dai selfie di tante sue colleghe più blasonate.

Così Robertina da Taranto è diventata Roberta Vinci, protagonista assoluta della golden generation del tennis azzurro in singolare, in doppio (numero 1 al mondo per tre anni di fila), a squadre e su tutte le superfici, conquistando il Career Grand Slam in coppia con Sara Errani. Un’atleta che, unendo talento a determinazione, in 18 anni di successi è entrata di diritto nel pantheon del tennis italiano e internazionale: “Ho avuto una carriera che non avrei mai immaginato quando cominciai a giocare piccoletta al circolo di Taranto. Il tennis è stato meraviglioso e mi ha regalato tantissimo. Ma poi c’è la vita e riuscire a esprimersi come persona è una vittoria non meno importante”. 

Luca Brindisino

www.pennaverde.it

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*Credit Immagini
(1) Epoch Times
(2) Corriere dello Sport
(3) Brindisi Report
(4) Coni
(5) Tennis.worlditalia
(6) UbiTennis
(7) Twitter

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