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Tra innovazione e doping tecnologico: il caso Nike Vaporfly 4%

21 Gen 2020 | Magazine

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Lo scorso 12 Ottobre 2019, a Vienna, l’atleta Keniota Eliud Kipchoge si aggiudicava il titolo di 1° atleta nella storia a terminare una gara in meno di due ore (1h 59’ 30’’).
Nonostante ciò, il record non gli sarà mai convalidato in quanto, secondo la ‘’IAAF’’ (International Association of Athletics Federations), l’organizzazione che si occupa dell’atletica leggera a livello mondiale, il primato è stato ottenuto con l’uso di scarpe estremamente privilegianti rispetto a quelle solitamente in commercio. Il keniota, infatti, ha preso parte all’evento indossandodelle modernissime scarpe da gara ‘’Nike Vaporfly 4 %’’, ancora allo stato prototipale (allora non in vendita) e, per tanto, inutilizzabili per prender parte ad eventi agonistici.
Entrate in commercio nei mesi successivi, le scarpe ‘’Vaporfly 4%’’ sono realizzate con una combinazione di materiali schiumogeni, acrilici e una piastra di leggerissima fibra di carbonio, in grado di garantire all’atleta che le indossa, circa il 4% in più di energia di rimbalzo ad ogni falcata.
L’associazione ‘’IAAF’’, sembrerebbe aver deciso di vietare le ‘’Nike Vaporfly 4%’’ in tutte le gare internazionali del 2020. A far trapelare l’indiscrezione è stato il celebre quotidiano britannico ‘’Times’’ ma, secondo la testata rivale ‘’Guardian’’ la decisione non è ancora stata ufficializzata.
Se la decisione di bandire le ‘’Vaporfly 4 %’’ dovesse essere confermata, con tutta probabilità il loro utilizzo verrà bandito anche dalle piste delle ‘Olimpiadi di Tokyo 2020’’ creando un danno economico non indifferente al noto marchio nordamericano di abbigliamento sportivo che, con tutta probabilità, starà già provvedendo a ridimensionare l’avanguardistica tomaia delle sue scarpe da corsa. 
Eliud Kipchoge, in un’intervista ha affermato che ‘’le scarpe non fanno miracoli e devono essere considerate come le gomme di un’auto da Formula 1, la macchina è guidata dal pilota, non dagli pneumatici. Il progresso scientifico e tecnologico va avanti, questo è innegabile, ma per vincere una corsa, in primis, serve sempre la potenza dell’essere umano’’ – ha concluso.
Più che la messa al bando completa delle Vaporfly, è probabile che l’associazione World Athletics possa decidere per un ridimensionamento della tecnologia alla loro base, a cominciare dalle dimensioni della gommapiuma interna alle suole.
È possibile quindi che le Vaporfly “normali” e acquistabili negli Store vengano risparmiate dalla mano pesante della World Athletics.
La questione gira attorno alla piastra in fibra di carbonio, un materiale così leggero e rigido che agendo come “molla” garantirebbe più spinta. 
Lo spiega Andrea Mola, ingegnere aerospaziale e matematico alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste: “Quando si comprime una molla ideale le si cede dell’energia ma quando sollevo il carico lei torna alla forma originaria ridando indietro tutta l’energia, senza dissipazione. Questo nella sua forma ideale, una molla reale invece perde energia, per esempio sotto forma di calore. 
In questo senso la “molla” delle scarpe Nike nella sua fase di compressione e di rilascio perde solo il 4% dell’energia, rispetto ad altre scarpe che invece ne perdono di più”.
Se la molla dissipa meno energia vuol dire che ridà spinta maggiore al runner. 
“Se a ogni appoggio si scarica sulla suola «100» in termini di energia, questa al momento dello stacco restituisce «96» sotto forma di spinta, grazie a una dissipazione energetica molto ridotta”. Ma la piastra da sola non basta. “È troppo rigida – chiude Mola – serve che la restituzione della forza dell’impatto al suolo sia graduale e non brusca. Per questo viene aggiunta la schiuma, la cosiddetta ZoomX, che deve essere molto leggera deve dissipare il meno possibile”.
Un atleta perciò con le Vaporfly 4% ai piedi fa meno fatica e può correre più veloce. Come in effetti è successo. Secondo uno studio del New York Times, nella seconda parte del 2019 il 41% di maratoneti che ha usato queste Nike è sceso sotto le 3 ore in maratona, un risultato decisamente importante che unisce resistenza e velocità.
Un po’ come era successo con i costumi in poliuretano nel nuoto anche qui c’è in ballo l’equilibrio tra evoluzione e doping tecnologico: secondo l’attuale norma della federazione, i prodotti per essere considerati “a norma” devono essere reperibili a tutti e non devono offrire un vantaggio “ingiusto”.
Che cosa questo significhi nello specifico, resta però ancora da chiarire.

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