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Muhammad Ali e il destro fantasma.

20 Apr 2020 | Racconti

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È il 25 maggio 1965, l’orologio segna le 22:40 sul ring della St Dominic’s Arena di Lewiston, nel Maine, due uomini si battono per il Mondiale dei massimi. Accanto al quadrato c’è Neil Leifer. Presto scatterà una delle fotografie più famose nella storia dello sport. Foto Neil Leifer Gli occhi del mondo sono puntati sulla piccola cittadina del Maine, Lewiston non sa neppure cosa sia la boxe e si ritrova a ospitare il campionato mondiale dei pesi massimi tra Muhammad Ali e Sonny Liston. Il match avrebbe dovuto svolgersi al Boston Garden, ma le autorità del Massachusetts hanno negato l’autorizzazione all’incontro, credendo che dietro gli organizzatori ci fosse la mafia.
Pochi mesi prima venne assassinato Malcolm X (politico statunitense, attivista per i diritti umani e leader nella lotta degli afroamericani. Fu uno dei più grandi e discussi leader afroamericani del XX secolo) e subito dopo venne incendiata la casa di Ali. Dunque, si temeva per la vita del campione, per questo un piccolo posto come il Lewiston era più facile da controllare in caso di attentato. Il match si svolse nella cittadina sul fiume Androscoggin, 130 miglia a nord est di Boston, in una località senza alcun legame con il pugilato. Neil Leifer, giovane fotografo di Sports Illustrated, scelse il suo lato del ring. In sala erano presenti più poliziotti che spettatori. Ogni persona che entrava, veniva perquisita.

SUL RING

Al terzo destro scagliato da Ali, Liston stramazza al tappeto subito dopo avere abbozzato un jab sinistro, andò giù dopo 1.44″, si rialzò a quando il cronometro segnava 1.56″, soltanto a 2.18″ del primo round l’arbitro decretò il ko. Un pugno fantasma ha chiuso la sfida e aperto un affascinante capitolo nella storia della boxe. L’arbitro è Jersey Joe Walcott, vecchio campione del mondo dei pesi massimi. Liston è al tappeto è scivolato giù lentamente. Walcott comincia a contare, perde tempo nel mandare Ali all’angolo neutro, si innervosisce, si lascia sfuggire il controllo del match, torna al centro del ring quando i due hanno già ricominciato a boxare.

A BORDO RING

Da bordo ring gli urlano di fermarsi, gli gridano che il match è finito. C’è Nat Fleischer in prima fila, è l’editore e il direttore di The Ring: la rivista che viene considerata la bibbia del pugilato.

Fleischer: È finita Joe, ferma l’incontro
Walcott: Perché?
Fleischer: Liston è rimasto giù 14 secondi
Urla anche il cronometrista.
Walcott: Quanto è rimasto a terra Liston?
Cronometrista: Oltre 12 secondi

Jersey Joe Walcott ripercorre lentamente camminando all’indietro lo spazio che lo separa dai pugili, ferma la loro azione e alza il braccio di Ali. Il ragazzo di Louisville si conferma campione. Vince per ko con un pugno che nessuno ha visto.

SUL RING COSA SUCCESSE DAVVERO?

Solo molti anni dopo, guardando le immagini con l’ausilio di una moviola che definisce ogni minimo gesto, si avrà un’idea più precisa di cosa sia realmente accaduto. Un destro corto, privo comunque della potenza necessaria per determinare un ko, centra Liston alla mascella e genera un crollo al tappeto che va largamente al di là del danno che si pensa possa avere provocare.

La gente strilla.
“Buffoni! Imbroglioni!”
Sono tutti in piedi e gridano.
“Truffatori!”

Cercano di sfuggire alla rabbia della folla. Un deputato chiede al Congresso di abolire la boxe. I giornali parlano di una gigantesca truffa sulle scommesse, della mafia che ha manipolato il risultato, dei “Mussulmani Neri” che hanno bisogno di un campione del mondo per propagandare la loro dottrina.  Dicono ci sia stata una truffa gigantesca sulle scommesse, che la mafia abbia pilotato il risultato, che i Musulmani Neri abbiano bisogno di Ali campione del mondo per propagandare la loro religione. Ne dicono tante. L’unica cosa certa è che Liston ha perso anche la rivincita mondiale, ma è entrato in una società che gestirà i guadagni pugilistici del nuovo campione.

LA FOTO PERFETTA

Neil Leifer Sa di avere in macchina lo scatto buono. Una foto che è stata messa all’asta con base di partenza 600.000 dollariAli è immortalato nel pieno della potenza. Forte, strafottente, sicuro. Una bellezza plastica in grado di ipnotizzare le folle. Ma, la beffa, Sports Illustrated non giudica quello scatto degno della copertina. Solo molti anni dopo, capito l’errore, quella foto finirà sulla prima pagina della rivista, nella galleria dei più grandi scatti di sempre.

Muhammad Ali fotografo Neil Leifer

Redazione





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