SportInPuglia

Iscrivi la tua associazione

Eroi di Puglia: Gioacchino Prisciandaro

6 Ago 2020 | Approfondimenti

  1. Home
  2. Magazine
  3. Approfondimenti
  4. Eroi di Puglia: Gioacchino Prisciandaro

Facile ricordare Miccoli o Cassano, ma sono tanti i giocatori pugliesi che hanno scritto piccole grandi storie calcistiche di provincia. 
Oggi raccontiamo Gioacchino Prisciandaro.

Le origini del bomber dei poveri

Tra circa un mese, l’8 settembre, Gioacchino Prisciandaro compirà 50 anni. Se questo nome non dovesse dirvi niente, il consiglio di lettura è d’obbligo: “Gioacchino Prisciandaro. Il Bomber dei poveri”, scritto dal giornalista Mimmo Giotta e pubblicato da Adda Editore. 
Oggi vi raccontiamo la storia di questo piccolo grande eroe del calcio pugliese, nato nel 1970 a Bari nel rione Madonnella affacciato sul lungomare e poi trasferitosi al quartiere San Paolo, dove i suoi avevano ottenuto un alloggio popolare. Primo di cinque figli di una famiglia umile, Gioacchino sa che il suo destino sarà quello di lavorare sodo: per un compenso di 100 lire, a otto anni dà già una mano in una salumeria.
Tifoso del Bari sin da piccolo, come tutti i bambini degli anni ’70 tira calci a un pallone in mezzo alla strada, dove oltre alla voglia di giocare in A con la maglia biancorossa cresce anche la necessità di dover tirar fuori ogni tanto anche le unghie e il carattere. Gioacchino viene su bello alto e nella scuola calcio della Tangari Bari viene messo a fare il portiere. Come è giusto che sia a quell’età, però, l’allenatore fa ruotare e divertire un po’ tutti, così capita che un pomeriggio Prisciandaro finisca in attacco. Un pomeriggio indimenticabile, perché Gioacchino segna 10 reti, lascia tutti a bocca aperta e capisce – e fa capire – che il suo posto sul campo è quello lì, nell’area di rigore avversaria.
Gioacchino Prisciandaro - Eroi di Puglia

Scuola, lavoro e pallone

La passione per il calcio si trasforma in amore, ma la sua famiglia si preoccupa di tenergli ben salda la testa sulle spalle. L’adolescente Gioacchino deve studiare e al tempo stesso lavorare per portare qualche soldo a casa e capire cosa voglia dire il sacrificio. In cambio, ottiene di poter accettare l’offerta del direttore sportivo del Monopoli, Domenico Pellegrini, che lo nota e lo vuole inserire nel settore giovanile dei gabbiani. 
Per giocare a calcio, dunque, Prisciandaro studia, lavora come garzone e prende due pullman dopo la scuola per andare ad allenarsi, toccando con mano il valore della fatica e abbracciando un compromesso fatto di gioia e sudore. Ideali che in futuro bilanceranno una personalità un po’ sopra le righe salvandolo, forse, da strade poco virtuose.
A Monopoli si dimostra ben presto più forte dei pari età e così Pellegrini decide di buttarlo nelle mischie polverose della Promozione Pugliese, a Noci. I baresi vincono il campionato e l’appena maggiorenne Prisciandaro comprova sul campo di essere già pronto per giocare tra i professionisti. Nel 1990 allora approda a Fasano, in C2, ma il servizio militare all’epoca obbligatorio gli farà frequentare più la caserma che il terreno di gioco. Una decina di presenze, nessuna rete ma tanta voglia di imparare anche in allenamento da chi ha più esperienza.
Nel ’91 ritorna dunque a Noci, dove contribuisce al primo posto dei biancoverdi nel primissimo torneo di Eccellenza Pugliese mai organizzato in Italia. Al secondo campionato vinto in tre stagioni in una prima squadra, Prisciandaro non passa inosservato: mister Bellotto lo prende alla sua Pistoiese in Serie C2 e, guarda un po’, i toscani finiranno primi in classifica, promossi in C1, festeggiando anche il primo gol da professionista del giovane attaccante barese.
Gioacchino Prisciandaro - Eroi di Puglia

Vicenza? No, Maglie: la sliding door

Per Prisciandaro è tempo di spiccare il volo. Sergio Borgo, neo direttore sportivo dell’Aosta sempre in C2, ha sentito parlare molto bene di questo ragazzo dai suoi vecchi amici di Pistoia, dove giusto un paio anni prima aveva concluso la carriera di calciatore. Lo acquista come titolare e Prisciandaro sarà – insieme al coetaneo Maurizio Rossi – uno dei protagonisti della stagione ’93/’94 dei rossoneri, risultando capocannoniere della squadra con 8 gol in 31 presenze senza però riuscire a salvarla dalla retrocessione ai playout. La delusione è forte, quasi quanto il freddo valdostano, ma per Prisciandaro la svolta della carriera è dietro l’angolo. Renzo Ulivieri sta mettendo le basi per quello che sarà di lì a poco il Vicenza dei miracoli di Guidolin. I biancorossi sono appena approdati in Serie B e cercano un bomber giovane e prolifico, individuato proprio in Prisciandaro. Sembra fatta, ma l’ambizioso Toma Maglie, squadra della provincia di Lecce neopromossa in Serie D, offre a Prisciandaro un assegno mensile impensabile perfino in Serie B. Gioacchino accetta e con i suoi 14 gol per poco non porta i rossogialli direttamente in C, secondi solo al Benevento e molti punti sopra i capoluoghi Taranto e Brindisi. 

Cannoniere girovago della D

Nel ’95 il Maglie ci riprova, Prisciandaro ne fa addirittura 24 ma la classifica finale dice quarto posto. I gol nel Salento, però, attirano l’attenzione di una big di C1 come l’Avellino. A 26 anni potrebbe essere la chance a cui l’attaccante pugliese aveva rinunciato a Vicenza, ma nonostante la mediocre annata degli irpini e la caratura non irresistibile dei suoi compagni di reparto, Prisciandaro non riesce a rispondere presente. Abituato ad essere titolare indiscusso, si allena poco e male, senza curare i dettagli e concedendosi scappatelle amorose e uno stile alimentare non consoni alla categoria e alle pressioni della piazza.
Così, con soli cinque gettoni all’attivo e nessun gol, a gennaio Gioacchino decide di scendere di nuovo in Serie D e si sposta una quarantina di chilometri più a sud, alla Cavese. A Cava de’ Tirreni ritrova la sua dimensione, allenamenti meno duri e forse anche difese più blande e in 21 presenze la mette dentro 10 volte regalando, manco a dirlo, il primo posto in classifica e la promozione ai campani.
Da qui in poi inizia un lungo peregrinare fra i dilettanti: nel ’97/’98 lotta per la promozione in C2 col Potenza formando una coppia gol da 36 reti con Spader in un girone zeppo di bomber come Vantaggiato, Insanguine o Scarpa. Poi tenta una nuova avventura in Campania, a Terzigno, fino al ritorno in Puglia, al Rutigliano, reduce da un ottimo secondo posto l’anno precedente. Per la prima giornata di campionato allo Stadio Comunale arriva una delle favorite per il salto di categoria: il Taranto. È un derby a tutti gli effetti e Prisciandaro si presenta ai nuovi tifosi con un poker nel roboante 6-0 rifilato agli jonici. È il principio di una stagione esaltante nella quale al termine del girone d’andata è già a quota 22 reti: saranno 31 in 31 presenze a fine anno.


Firenze? Meglio sindaco a Martina Franca

È l’estate del 2000 e, a quasi 30 anni, Gioacchino Prisciandaro pensa di non avere più tanto da chiedere al mondo del calcio. Accetta l’offerta del Martina Franca che è in Serie D e punta al ritorno al professionismo dopo 10 anni di tentativi falliti. I tifosi biancazzurri un cannoniere come lui non lo avevano mai visto: forte fisicamente e tecnicamente, formidabile spalle quanto fronte alla porta, generoso nel sacrificarsi per i compagni ma lucido quando c’è da prendere la mira e spingere la palla in rete. E lo fa 22 volte in 24 partite, trascinando il Martina Franca in C2. 
Grazie a mister Roberto Chiancone e all’atmosfera familiare della Valle d’Itria, Prisciandaro vive una seconda giovinezza. Pur amando bombette e capocollo, non ha più i fronzoli dei vent’anni e adesso si allena duramente, è un esempio per i compagni e il rendimento sul campo non conosce flessioni. Il Martina Franca recita da matricola in C2 ma ha in squadra Gioacchino Prisciandaro, che ne mette a referto altri 22 e manda in delirio un’intera città con la promozione in C1, tanto da meritarsi la scritta sul muro “Prisciandaro sindaco”. Proprio quell’estate arriva l’ennesima chiamata importante. La Fiorentina, reduce dal fallimento, riparte dalla Serie C2 grazie alla famiglia Della Valle sotto il nome di Florentia Viola con un solo imperativo: vincere subito. Per farlo, l’allenatore Pietro Vierchowod chiede alla società di portare a Firenze il migliore bomber per la categoria e la scelta ricade su un solo nome: Gioacchino Prisciandaro. Ma il presidente del Martina Franca, Giuseppe Chiarelli, non ne vuole sapere di privarsi del suo gioiello per nessuna cifra e Prisciandaro, che a differenza di molti suoi colleghi non ha un procuratore, accetta di restare in Puglia. Alla Florentia Viola, dunque, ci finirà un certo Christian Riganò. 
 
Gioacchino Prisciandaro - Martina Franca - Eroi di Puglia

Quel maledetto tiro dal dischetto…

Anche in C1 il Martina Franca parte da neopromossa per cercare di salvarsi, ma grazie alla coppia gol Mitri-Prisciandaro si impone da subito ai vertici della classifica insieme a compagini quali Pescara, Avellino e Taranto. Con in panchina il tecnico Vincenzo Patania, i pugliesi se la giocano fino alla fine per il primato, finendo poi terzi alle spalle di Avellino e Pescara. E approdando dunque ai playoff per la promozione in Serie B dove affrontano il Teramo. Il gol di Prisciandaro che porta in finale il Martina è un colpo di testa in faccia a un giovane Moris Carrozzieri – non proprio un nanerottolo – che spacca la porta. L’8 giugno 2003 lo stadio Tursi di Martina Franca è stracolmo nei suoi 4200 posti, ma Prisciandaro parte dalla panchina in favore di Manca. Come un leone in gabbia, Gioacchino scalpita e vorrebbe mangiarsi il mondo. A mezzora dalla fine, quando Patania lo chiama in causa, ha in corpo tanta di quell’adrenalina che potrebbe giocare da solo. A pochi minuti dalla fine si procura il rigore sullo 0-0, ma davanti allo specialista portiere Santarelli l’emozione lo tradisce e se lo fa parare. Una settimana dopo, all’Adriatico di Pescara davanti a oltre 20000 spettatori, il lieto fine sorride agli abruzzesi e interrompe il sogno del Martina di Prisciandaro.
Investire nello sport - Spazi Pubblicitari SportinPuglia 

L’epopea di Jack Lo Squartaporte

Per il 33enne barese è di nuovo il momento di cambiare aria e su di lui c’è ancora una volta una big di C2. La Cremonese, infatti, ha deciso di non badare a spese per tentare il salto di categoria e ha affidato al dirigente-bandiera Luigi Gualco il compito di portare in grigiorosso uno tra Prisciandaro e Giorgio Corona. Stavolta Gioacchino non si fa pregare, fa le valigie e si trasferisce in Lombardia dove alla domanda di un giornalista su come fossero i gol alla Prisciandaro si presenta così: “Il gol alla Prisciandaro non esiste, perché io segno in tutti i modi possibili”. La vita a Cremona è tosta, la società è seria, la tifoseria esigente e non sono concessi sgarri al regolamento. Prisciandaro, però, ora ha dalla sua la maturità e come promesso segna in qualsiasi maniera: di testa, su punizione, di potenza, di precisione, di velocità, diventando l’idolo della Curva Sud col soprannome di Jack Lo Squartaporte. Alla prima stagione coi grigiorossi segna 28 volte sugellando l’atteso ritorno in C1 della squadra lombarda e tornando a far bollire il suo telefonino.
Stavolta a cercarlo è il Napoli dell’appena insediato presidente Aurelio De Laurentiis, che ha preso la squadra in C1 affidandola a Gianpiero Ventura. Il nome di Prisciandaro circola insistentemente sui media partenopei. Forse troppo, visto che alla fine gli azzurri vireranno su Emanuele Calaiò.
Jack Lo Squartaporte non si perde d’animo e, complice il feeling con l’allenatore Roselli, anche in C1 timbra 18 volte il cartellino, festeggiando con la sua Cremonese un’inaspettata promozione diretta in Serie B, categoria con la quale Prisciandaro non si è ancora mai misurato a 35 anni anche a causa del suo carattere indolente. Adesso vorrebbe recuperare il tempo perduto ma la cadetteria, specialmente a quell’età, è durissima. La fatica e gli acciacchi non gli danno tregua, così come i difensori. Prisciandaro segna il suo primo gol in B il 4 settembre 2005 contro il Catanzaro e poi ancora ad Avellino. Fino al sogno che coltivava sin da bambino, anche se in altre vesti. Il 5 novembre 2005 la Cremonese è chiamata a giocare proprio nella sua Bari e per Gioacchino l’emozione è incontenibile: “Per la prima volta in carriera, prima di entrare in campo mi tramavano le gambe – ha dichiarato a La Repubblica –  Quando entrai sul terreno di gioco del San Nicola, mi resi conto che in Curva c’era poca gente e rimasi deluso. Erano gli anni della diserzione, l’atmosfera non era festosa. Sfiorai il gol dopo due minuti, poi vinse il Bari con un gol di Santoruvo”, altro barese doc.


C’è un tempo per dire basta

È l’ennesimo punto di svolta nella carriera di Prisciandaro. Dopo quella sconfitta e con la Cremonese in zona retrocessione, Roselli viene esonerato e Gioacchino perde tutti gli stimoli. La voglia di allenarsi torna ai minimi storici e il fisico di un 36enne non può reggere in quel modo un torneo logorante come la B. Così prende una decisione che stava maturando già da qualche tempo: dopo una conferenza stampa strappalacrime, lascia Cremona e la Serie B per militare nuovamente tra i dilettanti, al Palazzolo. Il calcio torna ad essere un divertimento prima che un mestiere. E a Prisciandaro torna il sorriso e il buon vecchio killer instinct. 
Dopo Palazzolo, segna ancora in Puglia prima al Barletta e poi al Brindisi fino a quando, a 40 anni suonati, decide di concedersi il definitivo ritorno a casa, in Prima Categoria al Casamassima (Ba). Qui vincerà l’ennesimo campionato portando i baresi in Promozione passando per i playoff dove punirà, ironia della sorte, proprio il Martina Franca. Saranno i suoi ultimi gol: oltre 200 in vent’anni di una carriera molto più simile ad un’interminabile gavetta, nonostante gli 8 campionati vinti. Per i tanti treni persi e per una mentalità che lo ha visto approcciarsi al calcio sempre come un gioco, per il quale sacrificarsi ma senza mai rinunciare ai piaceri della vita.
Prisciandaro resta a Casamassima dove porta avanti una scuola calcio e un bar in una stazione di servizio, svegliandosi alle 4 del mattino e lavorando fino all’ora di pranzo, prima di dedicarsi ai suoi ragazzi con l’umiltà che lo caratterizza da sempre. La Lega Nazionale Dilettanti lo ha voluto come referente tecnico per la Puglia e recentemente aveva avuto anche l’incarico di allenare l’Under 17 pugliese al Torneo delle Regioni, poi saltato a causa del Coronavirus. 
Antidivo per eccellenza (non ha neppure una pagina su Wikipedia), Gioacchino Prisciandaro alias Jack Lo Squartaporte si è raccontato nell’autobiografia su citata, lasciando un messaggio chiaro ai giovani: giocare a pallone divertendosi ma con la testa, imparando dai suoi errori per non precludersi palcoscenici importanti com’è capitato a lui. Eroe di provincia, povero ma genuino, deturpatore di difese e incubo dei portieri, simbolo di un calcio pane e salame oggi sempre più difficile da immaginare.
 
Luca Brindisino

Articoli Correlati