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Angelo Lezzi, la boxe come stile di vita per i giovani

25 Nov 2020 | Racconti

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Nome: Angelo Lezzi.
Professione: maestro di vita.
Centinaia di pugili allenati dal maestro leccese lo definiscono così. Non un semplice tecnico, ma un maestro di grande esperienza in grado di inculcare valori che travalicano le sedici corde del ring. Perché per diventare pugili bisogna imparare soprattutto ad essere uomini giusti. Il salentino ha dedicato la sua vita al rigore e alla disciplina per fare dello sport un mezzo di formazione e di educazione. Il classe ‘53 ha scritto un pezzo di storia della boxe leccese e, ancora oggi, rappresenta un punto di riferimento del pugilato pugliese. Prima boxeur, poi tecnico ed infine organizzatore di eventi pugilistici come il famoso “Derby del Pugilato Lecce – Bari”. Dagli anni ‘70 ai giorni nostri, il sessantasettenne ha scandito i tempi della boxe made in Salento per oltre cinquant’anni. Un escursus talmente profondo che fa di Angelo Lezzi uno dei tecnici più esperti del territorio regionale.

VITA DA PUGILE

Angelo Lezzi

Angelo Lezzi ha messo i guantoni per la prima volta nel 1970, quando a Lecce le uniche palestre di pugilato che condensavano gli appassionati della nobile arte erano situate presso lo storico Carlo Pranzo e nella sede dei Vigili del Fuoco. Due anni dopo il salentino si è trasferito a Roma iniziando a boxare sotto le mani esperte del dott. Barellati. Presso l’Accademia Pugilistica Trastevere un giovane Lezzi ha costruito i suoi successi. Nella Capitale ha vinto i campionati laziali per tre anni consecutivi nelle rispettive categorie della Prima, Seconda e Terza Serie. Tra i risultati più importanti del pugile pugliese si annoverano anche due finali raggiunte ai campionati Militari e Civili. Nel 1975 Lezzi si trasferisce per tre mesi a Bolzano presso la scuola della Polizia di Stato, ma successivamente arriva la chiamata dalla Castro Pretorio delle Fiamme Oro. Un’opportunità che il giovane talento ha colto con grande tempismo. “Ho gareggiato a Londra disputando i campionati europei al teatro Royale Alber Hall – racconta Lezzi -, sul ring dove hanno combattuto grandi campioni del calibro di Mohamed Alì. Ho provato emozioni indescrivibili che non si possono dimenticare. Su quel ring sono stato proclamato campione europeo per due anni consecutivi. Ricordo il titolo vinto nel 1976 contro un pugile irlandese, si chiamava Mc Donald. Non aveva una grande tecnica, ma era potente e molto aggressivo. Nei primissimi minuti del match ricordo che mi attaccava con tutta la sua forza, ma alla seconda ripresa feci un passo indietro e lo mesi ko con un gancio sinistro al mento”. Tra le numerose battaglie sul ring spicca il match nel ‘76 contro Giuseppe Episcopo, pugile che all’epoca aveva all’attivo ben 110 incontri. “Contro Episcopo persi in finale ai campionati italiani Civili – prosegue -, ma fu un grande match che ricordo con affetto”. Lezzi conquistò un’altra medaglia d’argento nel ‘77. Nella stessa annata Lezzi lascia le Fiamme Oro, ma resteranno indelebili i confronti sul quadrato contro Michele Pisapia agli italiani Militari e contro Aldo Buzzetti, pugile che successivamente passò tra i professionisti vincendo contro un gigante della boxe come Patrizio Sumbu Kalambay.

IL MESSAGGIO RIVOLTO AL MOVIMENTO DEL PUGILATO

Appesi i guantoni al chiodo, nel 1987 sono diventato aspirante tecnico dopo aver conseguito l’attestato a margine del corso. Due anni dopo ho aperto la palestra Salento Amatori e nel 1991 sono partito per Santa Maria degli Angeli, una frazione del comune di Assisi. Dopo un mese di formazione in terra umbra ho ottenuto il diploma di insegnante di pugilato. Purtroppo ultimamente vedo insegnare il pugilato da persone che non l’hanno mai praticato, e questo non fa bene al nostro movimento. Credo sia un brutto andazzo che mi auguro svanirà con il tempo. C’è molta improvvisazione. Un tecnico ha il dovere di progettare i propri atleti. La salute del pugile è alla base di tutto. Da dilettante ho disputato più di settanta incontri e i pugni fanno molto male. Non bisogna mandare i ragazzi allo sbaraglio come purtroppo vedo spesso. E se un tuo atleta è in grossa difficoltà bisogna far interrompere tempestivamente il match. Noi tecnici abbiamo l’obbligo di rendere questo sport il più sicuro possibile“.

BOXE LECCE FUCINA DI TALENTI

Dopo la chiusura della Salento Amatori nel 1993, la carriera da tecnico di Angelo Lezzi entra nel vivo. Il leccese ha insegnato presso la Helios Lecce dal 1994 sino al 2007. L’anno successivo Lezzi fonda la Boxe Lecce Asd con sede presso l’Istituto Francesco Calasso in via Belice. L’accademia pugilistica dilettanti del maestro salentino è stata la casa di atleti, che hanno avuto la possibilità di apprendere le tecniche della nobile arte sotto la guida di un grande mentore. Nel 2016 la Boxe Lecce ha trovato casa presso la palestra della scuola elementare Lo Zimbalo. E poi ai Salesiani presso la Alma Sport, sino alla sede attuale al Culto di Cavallino. “Ho avuto il piacere di allenare tanti atleti, ma tra i più talentuosi rammento Antonio Santoro di Lecce, Matteo Piccinni di San Cesario, Antonio Marra di Squinzano e Cristina Mazzotta di Copertino. Quest’ultima sotto la mia guida ha vinto i campionati italiani e il Guanto d’Oro, risultati che le è valsa la convocazione in nazionale. Poi ho allenato i fratelli Gabriele e Gianluca Scorrano di Lecce, Michele Catino di Roma, Gianmarco Ruggeri, Federico Maggiore di Lecce e Dario Piccinno di Lecce”.



UN MAESTRO DEL RING IN DIVISA

Angelo LezziIl tecnico originario di Surbo ha servito lo Stato per 37 anni. Il volto noto della Digos ha guadagnato la pensione 5 anni fa dopo una vita dedicata alla disciplina. L’ispettore capo ha inculcato i valori della boxe anche nei penitenziari. “Oltre ad aver girato tante palestre del territorio ho insegnato il pugilato anche nel carcere minorile. Il mio obbiettivo era quello di insegnare a scaricare la tensione ai ragazzi. Anch’io quando ero molto giovane ero un rissoso, poi la boxe mi ha profondamente cambiato. Impari a rispettare l’avversario e le regole. E di conseguenza impari a rispettare te stesso. Come è nata l’idea di istituire il Derby del Pugilato Lecce-Bari? Quando ero in servizio alla Digos ricoprivo il ruolo del coordinatore della tifoseria in occasione dei derby di calcio tra Lecce e Bari. Da lì è nata l’idea di creare un evento pugilistico che potesse trasmettere un messaggio di lealtà e di sportività tra leccesi a baresi, come contro-altare all’odio e alla violenza che in tanti anni ho visto negli stadi”.

Paolo Conte

*Crediti foto: Angelo Lezzi

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