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Eroi di Puglia: Fefè De Giorgi

29 Ott 2020 | Approfondimenti

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Non è all’altezza”.

Quante volte in vita sua se lo sarà sentito dire e quante volte avrà dovuto zittire quella frase coi fatti. 
Questa è la storia di un atleta vincente che ha saputo superare i suoi limiti pur di coronare un sogno, che dura e splende nel firmamento dello sport pugliese, italiano e internazionale ancora oggi. 
Questa è la storia di Ferdinando De Giorgi, detto Fefè, da Squinzano in provincia di Lecce

 Fefè De Giorgi - Eroi di Puglia - Volley

Pallavolista per caso

Nell’Italia del boom economico a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 lo sport è una delle attività extrascolastiche più praticate dai ragazzi. Le associazioni nascono come funghi e oratori, palestre, campetti, persino piazzali sono sempre brulicanti di adolescenti che schiamazzano, si aggregano, costruiscono amicizie e si formano, preparandosi ad affrontare la vita. 
Anche nel tacco d’Italia si sogna, per lo più inseguendo un pallone che rotola, ma se la Serie A calcistica sarà raggiunta dal Lecce nel 1985, nella pallavolo già nel 1983 una realtà salentina si affacciava nella massima categoria, la A1, trascinata proprio da un giovane atleta locale.
Sin dal 1968 nella palestra di Squinzano c’è una scuola volley che, oltre a togliere tanti ragazzi e ragazze dalla strada, dona loro un po’ di sano divertimento, attività fisica e, perché no, anche qualche principio base per giocare una discreta pallavolo. Quando si è ragazzini non si bada tanto al talento, l’importante è stare insieme. Ma ce n’è uno in particolare che con la palla ci sa davvero fare. Si chiama Ferdinando De Giorgi, ma tutti lo chiamano Fefè, forse per via della sua statura. 

È ancora un po’ bassino” si dice, ma l’adolescenza è dietro l’angolo e solitamente porta con sé qualche centimetro utile alla causa.


Esordi alla Vis Squinzano

Ma gli anni passano e Fefè cresce poco. Molto poco. Non raggiunge il metro e ottanta il che per uno che vuole giocare a pallavolo è pressoché una condanna. “Non sfonderà mai. Non è all’altezza”, ripetono sarcasticamente maligni e invidiosi alle sue spalle. Ma lui non si arrende. Il suo idolo, infatti, è il sudcoreano Kim Ho-chul: alle Universiadi del 1979 ha guidato la sua Nazionale (di cui oggi, nel 2020, è l’allenatore…) alla vittoria in finale contro Cuba ed è destinato a diventare uno dei migliori palleggiatori della storia del volley nonostante il suo metro e settantacinque di altezza.

Così Fefè affina il fondamentale dell’alzata e tra i suoi coetanei nessuno accarezza la palla come lui. Anzi, probabilmente nessuno che abbia mai messo piede nella palestra di Squinzano ha mai avuto quel tocco. È quello che devono aver pensato l’allora presidente della Vis, Antonio Pellegrino, e il suo direttore sportivo Ferdinando Pagano che dalle giovanili lo fanno passare in prima squadra dalla stagione 1978/79, a diciassette anni. È l’età dell’oro per la pallavolo pugliese e anche il Salento non è da meno: oltre alla Vis Squinzano, infatti, in rampa di lancio dalla Serie C ci sono anche Falchi Ugento e Showy Boys Galatina.

In volo coi Falchi

Quotidiano Ugento Promozione - VolleyIn seguito a grandi prestazioni e alla riforma dei campionati nazionali, la Vis Squinzano guidata da Giuseppe Malagnino e trascinata da un giovanissimo palleggiatore di soli 178cm, Fefè De Giorgi, raggiunge una storica promozione in Serie A2 con una rosa interamente composta da giocatori salentini. Per reggere il confronto con le corazzate Palermo, Pescara o Falconara, la dirigenza acquista dal Catania in A1 due pezzi da novanta: lo schiacciatore della Nazionale Antonio Scilipoti e l’universale Alessandro Antonio, entrambi campioni d’Italia con gli etnei nel 1978. 
La stagione 1980/81 si rivela un trionfo: la Vis Squinzano chiuderà addirittura terza in classifica e i suoi talenti non sfuggirono agli occhi degli osservatori. In particolare quelli dei cugini salentini dei Falchi, all’epoca denominati Victor Village Ugento, neopromossi in A2 sotto la guida del campione del mondo polacco Zbigniew Zarzycki. Il ventenne De Giorgi e Scilipoti passano così nelle fila dei giallorossi ugentini del presidente Eugenio Ozza che coltiva ambizioni di promozione. Nella Serie A2 maschile del 1981/82 ci saranno ben tre squadre a rappresentare il Salento: Squinzano, Galatina e Ugento
I Falchi non hanno ancora un palazzetto dello sport e giocano nel capannone di una cooperativa olearia chiamata Cantina Ozan. Ciononostante si piazzano 2° in classifica dietro Pescara, disputano i playoff promozione e arrivano addirittura in semifinale di Coppa Italia, eliminati solo dagli “alieni” della Panini Modena.

Di fronte al suo idolo

Per l’annata successiva, ‘82/’83, Ugento ribolle di entusiasmo. Il nuovo presidente, l’avvocato Antonio Lupo, non bada a spese per centrare la promozione in A1: il ds Fulvio Solidoro consegna a De Giorgi le chiavi della squadra e acquista Giribaldi dalla Panini Modena, il pugliese Palumbo e il portoricano Amon. Il “Cantina Ozan” è stracolmo ad ogni partita e a fine stagione sarà primo posto davanti a Firenze e Falconara: il miracolo sportivo di Ugento e del suo palleggiatore De Giorgi è compiuto.
De Giorgi Victor Village Ugento - Promozione A1 1983 Fonte WikiwandL’estate 1983 che precede il primo campionato in A1 di Ugento è traumatica dal punto di vista del mercato. Lasciano il giallorosso molti veterani – tra cui la bandiera Sirio Nicolazzo – e protagonisti della promozione e sembra che gli unici intoccabili siano l’allenatore Zarzycki e Fefè De Giorgi. Il “Cantina Ozan” non può contenere tutti gli appassionati e centinaia di spettatori sono costretti ogni weekend a seguire la squadra dall’esterno, sintonizzati sulle frequenze di Radio Studio 99, che trasmette dalla Torre dell’Orologio di Piazza San Vincenzo a Ugento. La squadra paga lo scotto dell’esordio nella massima categoria, Nicolazzo viene chiamato a fare l’allenatore-giocatore sostituendo Zarzycki esonerato ma non riesce a evitare la retrocessione di soli due punti rispetto a Chieti. De Giorgi, però, si toglie la soddisfazione di ben figurare davanti al suo idolo Kim Ho-chul, nel frattempo passato alla Santal Parma.
Forte anche degli ottimi risultati delle giovanili, la società ugentina non si perde d’animo e si rimbocca le maniche. Predispone la costruzione di un nuovo palazzetto a Torre San Giovanni, una marina di Ugento, e opera una rivoluzione di mercato a cominciare dalla panchina, affidata al professore argentino Enrique Edelstein. Il punto fermo della formazione, però, rimane sempre Ferdinando De Giorgi. Con un carisma da veterano, il palleggiatore salentino guida la squadra in quella che sarà un’autentica marcia trionfale verso il ritorno in A1: solo vittorie e nessuna sconfitta con 66 set vinti e soltanto 13 persi.

 

 

Al cospetto degli dei

Dopo aver giocato tutta la stagione ‘84/’85 ad Acquarica del Capo, la nuova Adovos Ugento è finalmente pronta a esordire nel suo nuovo palazzetto in Serie A1, spesso tutto esaurito perché di fronte ci sono squadre come il Falconara di Anastasi, il Parma di Zorzi e del sedicenne prodigio Giani, il Bologna campione in carica ma soprattutto gli invincibili “alieni” di Modena. 
I ragazzi di Edelstein concludono la stagione al 6° posto, con 10 vittorie e 10 sconfitte: è il miglior piazzamento di sempre nella storia di Ugento, attraverso il quale conquistano la possibilità di giocarsi i playoff scudetto. Proprio contro Modena. Il 26 aprile 1986 rappresenta ancora oggi una data memorabile per i colori giallorossi: dopo la sconfitta in gara 1 al PalaPanini, al tensostatico di Torre San Giovanni si presentano autentici campioni del calibro di Dall’Olio, Quiroga, Lucchetta, Bernardi e Cantagalli. Allenati da un certo signor Julio Velasco, che aveva come coach assistant un altro personaggio divenuto poi “abbastanza importante” nel volley italiano: Massimo Barbolini.
Trascinati dal proprio pubblico in delirio, i salentini vincono con l’incredibile punteggio di 3-1, rimettendo in parità la serie e venendo portati in trionfo come se avessero vinto uno scudetto.

Sarà il canto del cigno per Ugento, che senza sponsor di livello dovrà rinunciare alla A1 già dall’anno successivo, ripartendo dalla C1.



L’eroe dei tre mondi

Quelli di Modena però hanno sottolineato più volte il nome di questo pugliese bassino sui loro taccuini e così De Giorgi passa tra le fila degli emiliani campioni in carica. Davanti a lui c’è un palleggiatore di assoluto livello come Fabio Vullo, ma Fefè riesce lo stesso a ritagliarsi un ruolo da protagonista vincendo il titolo 1986/87. Gli addetti ai lavori continuano a ripetere che se fosse anche solo 5 centimetri più alto potrebbe giocare a livelli altissimi, ma il pugliese non si lascia sopraffare e accetta il trasferimento a Montichiari. Con grande umiltà e nonostante la concorrenza di palleggiatori del calibro di Vullo, Tofoli e MeoniDe Giorgi entra nel giro della Nazionale di Julio Velasco. Sarà parte integrante della cosiddetta “generazione di fenomeni” che vincerà tre mondiali consecutivi: Brasile 1990, Atene 1994 e Giappone 1998. La squadra migliore del secolo, come verrà riconosciuto dalla stessa FIPAV. De Giorgi si appunta così il soprannome di “eroe dei tre mondi”, per aver conquistato tre titoli mondiali in tre continenti diversi. Nonostante molti non lo ritenessero in grado di diventare un fuoriclasse per via della sua statura, De Giorgi giocherà fino a 42 anni chiudendo la carriera proprio con la maglia azzurra della Nazionale (330 presenze in totale), dopo aver indossato anche quelle di Padova, Falconara e Cuneo.  

Nel suo palmares ci sono anche un Europeo (1989), cinque World League (1990, 1991, 1992, 1994, 1995), un World Super Four (1994), due Coppe Italia (1996, 2002), una Coppa CEV (1996), una Supercoppa Europea (1996), una Supercoppa Italiana (1996) e una Coppa delle Coppe (1997).

Nazionale italiana Volley - Generazione di Fenomeni - Julio Velasco - Blog di Sport 

Vincente anche in panca

Lo spirito di sacrificio, il talento e la visione di gioco di Fefè De Giorgi non potevano che fare di lui anche un predestinato della panchina. Le ultime due stagioni agonistiche a Cuneo le disputa nelle vesti di allenatore-giocatore e dal 2002/03 prosegue il percorso di coach sempre con i piemontesi, con cui aveva già conquistato la Coppa Italia 2002. Nel 2004/05 guida il Perugia alla prima e unica finale play-off della sua storia, perdendo lo scudetto contro Treviso. A quel punto è maturo per una esigente piazza pallavolistica come quella di Macerata. La Lube lo ingaggia per puntare al titolo e lui risponde con una cavalcata irresistibile nel girone di ritorno, valorizzando atleti del calibro di Dennis, Rodrigao e Miljkovic. Le finali contro la Sisley Treviso sono epiche: Macerata compie l’impresa in gara 4 annullando il match point dei trevigiani, per poi imporsi nella finalissima a Pesaro al sapore di rivincita per De Giorgi vista la sconfitta dell’anno prima a Perugia.
Una prima volta indimenticabile per la Lube Macerata che nel corso dei cinque anni di permanenza di De Giorgi vincerà anche due Supercoppe Italiane, una Coppa CEV e due Coppe Italia. 

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Marche, andata e ritorno

Questa esperienza segnerà profondamente la vita di Fefè: qui nasce suo figlio e il suo legame con la terra e il popolo marchigiano diventerà fortissimo. La sua carriera di coach prosegue di nuovo in Umbria, poi in Russia e successivamente in Calabria, a Vibo Valentia. Ma sarà nel 2015 in Polonia alla guida dello Zazka che De Giorgi tornerà ad alzare uno scudetto, riportandolo nella città di Kędzierzyn-Koźle dopo ben tredici anni di astinenza. L’anno dopo bisserà aggiungendo anche la Coppa Nazionale e si guadagnerà la panchina della Nazionale polacca. 
L’esonero dopo pochi mesi non mina le certezze di De Giorgi che trova subito una nuova opportunità sempre in Polonia, allo Jastrzębski Węgiel. La nostalgia di casa e della famiglia però si fa sentire. Dopo otto anni in giro per l’Europa a insegnare pallavolo, Fefè comincia a essere provato e non riesce a motivare la squadra come vorrebbe. Nel frattempo, nelle Marche, la Lube attraversa un periodo sfortunato. Nella stagione precedente è arrivata seconda in tutte le competizioni in cui ha partecipato, mentre in quella 2018/19 soffre per rimanere nei primi posti nonostante brilli la stella di Osmany Juantorena. Così il patron Fabio Giulianelli decide di investire in un’interurbana in Polonia e fa il numero di Fefè. Il pugliese ci mette un secondo ad accettare: ottiene la rescissione dai polacchi e il 16 dicembre 2018 è già sulla panchina della Lube, per “provare ad alleggerire l’ambiente da inutili tensioni o pressioni”. E ci riesce.
Il 2019 sarà un anno stellare per la Lube Civitanova e coach De Giorgi: vincitori della Coppa Italia, Campioni d’Italia, Campioni d’Europa e Campioni del Mondo per Club. Un trionfo assoluto che ha riportato nuovamente il pugliese ai vertici del volley mondiale.

Juantorena e Fefè De Giorgi - LubeVolley

Per Ferdinando De Giorgi il futuro è ancora tutto da scrivere. Magari coronando il sogno di poter allenare in Salento, dove intanto a Squinzano gli hanno addirittura intitolato il nuovo palazzetto. 

Il suo passato però parla chiaro. E racconta di un ragazzo che ha iniziato a giocare a pallavolo perché ai suoi genitori non piaceva il calcio e che ha sconfitto tutti i pregiudizi sulla sua statura a suon di primi tempi e alzate spettacolari. Un ragazzo diventato uomo attraverso lo sport credendo fortemente in sé stesso e nei suoi mezzi anche quando tutti lo snobbavano per i suoi miseri 178 cm. A parte l’unico rimpianto delle Olimpiadi, in carriera ha vinto tutto ciò che c’era da vincere da giocatore ed ora si appresta a farlo anche da allenatore.
Andate a dirlo ora, a Fefè De Giorgi, che “non è all’altezza”.

Luca Brindisino
www.pennaverde.it

Leggi le altre storie degli “Eroi di Puglia”

*Crediti Immagini:
(1) Quotidiano – Promozione Ugento
(2) Wikiwand – Victor village Ugento
(3) Blog di sport – La nazionale di Velasco
(4) LubeVolley – Miglior allenatore 2019

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