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Francavilla-Roma e Monopoli-Napoli: ovvero, se la Coppa Italia fosse all’inglese

28 Mag 2020 | Racconti

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UNA COPPA SU MISURA PER LE BIG

Che la Coppa Italia sia triste e piatta non è un segreto. In Francia può capitare che un team amatoriale come il Calais arrivi a giocarsi la finale allo Stade de France davanti a 80mila persone. In Spagna che compagini di terza serie come Ibiza o Unionistas mettano in difficoltà Barcellona e Real Madrid. In Inghilterra, dove la FA Cup è un’istituzione, un Arsenal qualsiasi può andare a giocare contro il Sutton in uno stadio dalla capienza di 4000 posti e senza acqua calda per tutti negli spogliatoi. 
In Italia, invece, la coppa nazionale sembra fatta apposta per favorire le grandi società, ammazzare il romanticismo dello sport e, di conseguenza, l’interesse per il torneo. E così accade che miracoli come quello del Vicenza di Guidolin non si ripetano dal lontano 29 Maggio 1997.
Le squadre più forti, infatti, entrano in ballo solo nelle ultime quattro partite (svogliatamente, va detto), in giorni e orari improbabili e dentro stadi vuoti, i loro. Troppi vantaggi, raffazzonati dalla foglia di fico dell’ordine pubblico e dei diritti tv. Ma se la Coppa Italia la guardano in pochissimi, sia sugli spalti sia dal divano, tanto vale ripensare il format e ridare a questa competizione fascino, interesse e dignità.

29 Maggio 1997 Festeggiamenti Vicenza campione Coppa Italia

 

PIÙ SENSO ANCHE AI PLAYOFF

Cosa succederebbe, infatti, se la Coppa Italia fosse all’inglese, ovvero desse modo alle piccole realtà di confrontarsi con società dal grande blasone? Ce lo siamo immaginato coinvolgendo 64 squadre dalla A alla C in base ai posizionamenti in classifica nella stagione precedente. Non con sorteggio libero – troppo penalizzante per tutti gli attori in gioco – ma secondo un Ranking dove anche ben posizionarsi ai playoff di serie B e C avrebbe più senso, perché consentirebbe di far parte del lotto di squadre ammesse alla competizione nazionale.
Nessun privilegio, dunque: tutti dentro dal primo turno e sei partite secche in casa della peggio posizionata nel Ranking, con la finale da disputarsi nell’impianto della detentrice del titolo che, per tornare “a casa”, dovrebbe simbolicamente difendere la coppa sempre in trasferta fino alla finalissima. Le prime teste di serie sarebbero così la Lazio vincitrice dell’edizione 2019/20 e la Juventus Campione d’Italia. In fondo al Ranking, invece, due wild card: ad ospitare le prime due teste di serie sarebbero le vincitrici della Coppa Italia Serie C e Coppa Italia Serie D. 
 

IL PIACERE DELLO SPORT, SENZA RINUNCIARE AL BUSINESS

Professionisti contro dilettanti, Davide contro Golia, stadi pieni, incassi maggiori anche per i media se i diritti delle partite di trentaduesimi e sedicesimi venissero venduti ad asta al miglior offerente. Una coppa da iniziare ad agosto come antipasto del campionato e concludersi a tornei finiti, come appendice stagionale. Le finali delle coppe di C e D, così come anche le più insignificanti partite di playoff, si infuocherebbero sperando di poter organizzare un paio di mesi dopo un match ufficiale nel proprio stadio contro una squadra di Serie A. Immaginate Ibrahimovic al Bruno Benelli di Ravenna o Chiesa all’Enrico Rocchi di Viterbo: giornate indimenticabili per tutti gli appassionati che questi campioni difficilmente potrebbero vederli dal vivo e – perché no – anche per i milionari protagonisti, per una volta a contatto con un mondo meno plastificato, che gli ricordi da dove, persino loro, sono venuti. Biglietti dissolti con un mese di anticipo, ritrasmissioni radio e tv finalmente con un senso, sponsor soddisfatti e, sognare per sognare, ci mettiamo pure i maxischermi nelle piazze laddove si registri il tutto esaurito allo stadio.



OUT FOGGIA E PALERMO, IN REGGINA E MONOPOLI

E allora ricapitolando: le grandi dentro con le altre sin dall’inizio; gioca in casa la peggio posizionata nel ranking; partite secche e posto in Europa League sempre garantito alla vincitrice. Come sarebbe stata, dunque, la Coppa Italia all’inglese 2019/20? 
Andiamo a vederla, ripartendo dalla composizione:
 
64 squadre dalla precedente stagione di A, B e C (escluse le società fallite o retrocesse d’ufficio come Foggia e Palermo)
·     3 detentrici Coppa Italia, Coppa Italia Serie C, Coppa Italia Dilettanti
·     19 Serie A (dando per inclusa la vincitrice della scorsa Coppa Italia)
·     20 Serie B (valido il posizionamento ai playoff)
·     4 promosse dalla B alla C
·     18 migliori classificate nei playoff di Serie C
Tabellone Coppa Italia se fosse all'inglese

CHE ONORE PER MATELICA E ALESSANDRIA

Al Matelica, vincitrice della Coppa Italia Dilettanti 2018/19, l’onore di ospitare i detentori del trofeo: la Lazio di Simone Inzaghi. Centinaia di tifosi pronti a sommergere di foto e richieste di autografi il pullman dei biancocelesti di Serie A, categoria che l’intera regione Marche non vede da parecchi anni. Più che una partita una festa, tanto da far pensare alla possibilità di giocarla allo stadio Helvia Recina della vicina Macerata (4500 spettatori) anziché al piccolo Comunale di Matelica con soli 1200 posti.
Alla vincitrice della Coppa Italia Serie C, invece, il privilegio di affrontare in casa i Campioni d’Italia, per un romanticissimo derby piemontese tra i grigi dell’Alessandria e la Juventus di Maurizio Sarri. L’Alessandria non è nuova a imprese in Coppa Italia: nel 2016 i piemontesi si arrampicarono fino alla semifinale, riuscendo a portare al Moccagatta il Milan di Balotelli dopo aver eliminato sempre in trasferta Frosinone, Salernitana, Palermo, Genoa e Spezia. Ed ora hanno la possibilità di far fuori i bianconeri di Cristiano Ronaldo.



MONOPOLI-NAPOLI: EMOZIONI DA CHAMPIONS

Negli altri due quadranti il tabellone propone sfide altrettanto affascinanti, di cui una nella nostra Puglia. Se, infatti, Reggina-Atalanta una decina di anni fa si sarebbe disputata tranquillamente tra Serie A e Serie B, Monopoli-Napoli rappresenta un inedito assoluto che può polverizzare i 7000 biglietti del Veneziani. I biancoverdi non sono mai andati oltre la Serie C1 e, sebbene quest’anno abbiano ben figurato in campionato contro il Bari, affrontare una squadra da Champions come il Napoli in casa sarebbe una “x” imperdibile da segnare sul calendario. Riuscirà capitan De Franco a imbrigliare Mertens? Come farà Tsonev a sfuggire alle grinfie di Allan? E quante opportunità avrà Jefferson di calciare verso la porta di Meret? Comunque vada a finire, per i tifosi del Gabbiano sarà un vanto poter dire: “Io c’ero
Monopoli vs Napoli - Coppa Italia all'inglese

A FRANCAVILLA TROCINI SFIDA FONSECA

Lo stesso quadrante di Monopoli-Napoli vede inoltre il Lecce impegnato al Nereo Roccocontro la Triestina (l’ultima volta nel 2010 finì 1-4 per i giallorossi di De Canio), ma c’è un ulteriore match incredibile a coinvolgere una squadra pugliese. Dalle parti della Juventus, infatti, spicca uno stravagante Virtus Francavilla-Roma. La discesa in Puglia dei campioni di Paulo Fonseca mobilita i tanti Roma Club della regione, tanto da rendere probabile lo spostamento dal Giovanni Paolo II di Francavilla (2500 spettatori) al più capiente Fanuzzi di Brindisi (6500). Un’emozione che i tifosi imperiali conserveranno per sempre, indipendentemente dalle gesta di Perez, Vazquez e Baclet contro Dzeko, Kolarov e Zaniolo. In caso di miracoloso passaggio del turno, poi, i biancoazzurri di Trocini affronterebbero la vincente tra Pordenone e Cittadella: proprio i ramarri nell’edizione 2017/18 si arresero a San Siro contro l’Inter solo alla lotteria dei rigori scrivendo un’altra delle rarissime (e mai a lieto fine) favole della Coppa Italia.
Virtus Francavilla vs Roma - Coppa Italia all'inglese


DERBY, NOBILI DECADUTE E IL FASCINO DELLA PROVINCIA

Non solo Puglia, però: la Coppa Italia all’inglese regalerebbe tante partite speciali, tra cui derby come Arezzo-Empoli o Virtus Entella-Spezia. Due squadre, queste ultime, che sanno giocare una competizione come la coppa nazionale: l’anno scorso l’Entella fu fermata agli Ottavi dalla Roma all’Olimpico, mentre lo Spezia riuscì addirittura a battere i capitolini ai calci di rigore nel 2016/17, per poi venire eliminati ai Quarti dalla prodigiosa Alessandria di cui sopra.
E poi come rinunciare a veder risplendere come ai vecchi tempi impianti storici del calcio italiano come il Nicola Ceravolo per Catanzaro-Udinese o l’Angelo Massimino-Cibali per Catania-Genoa?
O privare tifoserie appassionate come quella potentina della possibilità di ammirare all’Alfredo Viviani il Potenza contro il Cagliari di Nainggolan, Cragno e Simeone?
 
Insomma, la Coppa Italia così com’è è inutile e noiosa. Trasformarla all’inglese la renderebbe più imprevedibile, passionale, vicina alla gente che magari non può permettersi di viaggiare per vedere i fuoriclasse della Serie A. Poi, nel 99% dei casi i valori in campo parlerebbero da soli, lasciando però quell’1% di chance ai miracoli sportivi. Ridurre i vantaggi per le big e portarle sui campi di provincia: così sarebbe veramente la coppa degli italiani
 
Luca Brindisino

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